I perché che non piacciono a Michela Marzano e l’omosessualità senza causa

Ieri sono stata alla presentazione del libro di Michela Marzano Papà, Mamma e gender al  MuMi – Museo Michetti di Francavilla al Mare (CH). Visto che lo avevo già letto, più e più volte, mi sono concentrata sull’osservazione di quanto accadeva nella sala. Facilitata dalla folla che non mi ha lasciato posto tra il pubblico, ho trovato un angolino privilegiato in cui posizionarmi e ascoltare la sua magistrale lezione dall’alto. La comunicazione è durata più di un’ora, ha parlato ininterrottamente tenendo l’attenzione di chi ascoltava costantemente alta, l’energia era densa e concentrata sulle sue parole, sui suoi gesti, sul suo non verbale, nell’insieme un quadro estremamente avvolgente e appassionante.

Nel paesaggio delle sue parole il suo disamore per i perché mi ha risuonato e mi ha fatto da eco per tutta la giornata di oggi. Quel riferimento alle ragioni dell’anoressia, che la letteratura riconduce ad un legame particolare con la figura materna e alla posizione periferica del padre. Quel prendere atto che, pur contraendoci nella ricerca di teorie ed elucubrazioni scientifiche, alcuni fenomeni rimangono inspiegabili, anche quando di spiegazioni se ne possono trovare innumerevoli, tante da annullarne la stessa capacità di portare luce lineare su un oggetto di conoscenza.

Così, allo stesso modo, mi domando se quella battaglia tra la posizione per cui l’omosessualità viene considerata un disturbo contro natura (da riparare) e quella per cui, invece, l’omosessualità è al contrario letta come naturale, si riduce alla domanda semplicistica: omosessuali si nasce o si diventa? La partita sembra continuare a giocarsi sulla  contrapposizione tra natura e cultura, come se fossero assetti separati e indipendenti. Provo a fare uno slittamento di livello e ad uscire dalla logica del dualismo. Probabilmente val la pena di interrompere quel bisogno di chiedersi il perché di tutto e godere di ciò che accade nella sua infinita e affascinante complessità, quel flusso di esperienza impossibile da incasellare in categorie e interpretazioni, che, sebbene rispondano ad una esigenza di economia cognitiva, distolgono l’attenzione dal pensiero sul presente fenomenologico e dal suo significato squisitamente soggettivo.

Dal diario clinico di Laura:   

 “Sono lesbica, non lo so se lo sono sempre stata o se lo sono diventata, non so se sono nata con  un repertorio di desideri, orientamenti, comportamenti e preferenze  rimasto latente per attivarsi in età adulta, non so se invece quel repertorio me lo sono costruita nel tempo con le esperienze e stando in contatto profondo con il mio corpo e con i miei spazi più intimi. Non ho motivo di chiedermelo se accolgo quello che sono ora e se vivo totalmente quello che mi si presenta, anche senza dargli un nome”.

Nella foto una delegazione dell’Associazione La Formica Viola, con Michela Marzano, a sostegno dell’evento Amori Resilienti – Controcultura dei sentimenti violati, 4 – 8 – 13 marzo 2016, Spazio Matta – Pescara.

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