Liberiamo le fantasie erotiche

Negli ultimi giorni ho lanciato un piccolo gioco sui social chiedendo alle persone di scegliere un’immagine che raccontasse lo scenario o il luogo in cui sono ambientate le loro fantasie erotiche, pensando di essere il regista o la regista del proprio film. Ho raccolto 40 immagini e insieme al collega psicosessuologo Davide Silvestri sabato 16 le abbiamo commentate durante una diretta su instagram.

Con questo articolo condivido questa preziosa esplorazione che ci ha offerto interessanti spunti di riflessione e suggestioni sulle fantasie sessuali.

Prima di accendere la playlist di immagini facciamo alcune premesse.

Cosa sono le fantasie erotiche?

Sono immagini mentali capaci di attivare l’autoerotizzazione  creando fantasie o fantasmi definibili come una vera e propria zona erogena di tipo intrapsichico, che permette alla nostra mente di erotizzarsi, esattamente come ogni altra parte del corpo. Siamo abituat* a pensare che a stimolare il desiderio e l’eccitazione siano stimoli provenienti dall’esterno, la visione di una persona affascinante, che ci piace, che amiamo, la scena di un film erotico o pornografico, una attenzione ricevuta, una carezza, uno sguardo. Esiste un’altra via che parte dall’interno e di cui abbiamo capacità sin dall’infanzia, quella di creare mondi con l’immaginazione e vivere una dimensione parallela capace di interagire con quella materiale. Le fantasie non coincidono con il desiderio, lo precedono o possono alimentarlo, allo stesso modo possono attivare l’eccitazione e sensazioni sessuali genitali molto forti fino al raggiungimento dell’orgasmo, anche senza nessun tipo di contatto fisico.

Da dove vengono le fantasie?

Possono attingere dall’esperienza personale – dall’infanzia e dall’adolescenza – e dall’immaginario collettivo, pescando cioè da elementi della cultura dominante. Ecco perché alcune fantasie sono ricorrenti e comuni a molte persone. Può far storcere il naso ma una delle fantasie più comuni riferite dalle donne è quella di essere prese con la forza da uno sconosciuto, questo non significa certo che si desideri essere violentate, per ogni persona può avere una valenza differente, per esempio può essere legata all’abbandonare il senso di responsabilità e il controllo, o alla possibilità di sperimentare la sensazione di essere fortemente desiderate indipendentemente dal legame che si ha con l’altra persona fantasticata. Questi desideri vanno a prelevare da un archivio di immagini culturalmente condiviso per creare delle vere e proprie scene nella propria mente e attivare l’eccitazione.  Il contenuto delle fantasie può essere sessualmente esplicito o implicito: potenzialmente qualsiasi immagine dotata di un valore emotivo per la persona è capace di sollecitare un desiderio ed una sensazione sessuale. Non è quindi necessaria la visione di genitali o di un atto penetrativo per erotizzarsi, per alcune persone può essere il riaffiorare di un ricordo particolarmente piacevole e sensoriale o un’immagine ad esso associata apparentemente svincolata dalla sessualità. Le fantasie possono infatti essere spontanee, quando si presentano senza impegno e all’improvviso senza alcuna intenzionalità, oppure volontarie, frutto cioè di una specifica elaborazione di stimoli quotidiani, di ricordi, sensazioni, desideri.

A cosa servono le fantasie?

Le immagini erotiche hanno principalmente tre funzioni:

  1. edonica: finalizzate alla ricerca del piacere, al risveglio del desiderio e dell’eccitazione e al raggiungimento dell’orgasmo.
  2. compensatoria: per sostituire desideri irrealizzati e irrealizzabili che vengono soddisfatti attraverso la fantasia supplendo alla mancata realizzazione nella vita quotidiana.
  3. omeostatica: per appagare bisogni psicoaffettivi non esauditi, come il bisogno di sicurezza, di piacere a qualcun*, di sentirsi desiderat* e nutrire la propria autostima.

La focalizzazione sullo scenario, il luogo, il contesto delle fantasie erotiche, nasce dalla riflessione sulla totale assenza di cura di questi elementi nella pornografia mainstream, in cui l’attenzione è maggiormente puntata sulla prestazione degli attori e delle attrici, uno zoom continuo su elementi prevalentemente irrealistici: misure, intensità di azioni penetrative, dominazione maschile ed eiaculazioni voluminose. Crescere con questo immaginario impigrisce e contrae il potenziale immaginativo di cui abbiamo capacità smisurata ma con cui non abbiamo familiarità, perché tendiamo a far nostri scenari preconfezionati e a negarci questa possibilità sotto l’influenza dei tabù che vedono nella sessualità qualcosa di sbagliato e sporco. Per allenare l’immaginario è necessario ricontattare quello strumento magico che i bambini e le bambine utilizzano naturalmente per giocare, inventare, proiettarsi in ruoli adulti, in ruoli fantastici e così procurarsi ogni genere di piacere, consolazione, compensazione, mantenendo in circolo la propria energia creativa.

Le immagini che sono arrivate da chi ha partecipato al gioco sono state organizzate in categorie:

  • Paesaggi naturali
  • Atmosfere architettoniche
  • Spazi urbani, luoghi pubblici
  • Mezzi di trasporto
  • Dettagli su oggetti

PAESAGGI NATURALI

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La netta predominanza di immagini che riportano luoghi naturali, dal mare ai boschi, fa pensare al desiderio di esprimere la propria parte istintuale e selvatica, un ritorno alla libertà e alla spontaneità nel vivere il rapporto con la natura e la nudità. In questo momento, forse, lo sguardo così predominante su luoghi lontani, come sottolinea il collega Davide Silvestri durante la diretta, può essere interpretato come un bisogno di uscire dalle proprie case dopo questi mesi di lockdown che hanno costretto le persone a vivere la propria intimità esclusivamente negli spazi domestici e che per alcune può aver rappresentato una  totale sospensione dalla propria vita sessuale.

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I paesaggi sollecitano l’ambientazione romantica e il risveglio dei sensi a contatto con gli elementi naturali. L’aria che accarezza il corpo, il contatto con  la terra. L’elemento ricorrente nella maggior parte delle immagini è l’acqua, da osservare in vicinanza, da lontano o in cui immergersi. Possiamo vedere nell’acqua un ritorno alle origini, all’utero, al liquido amniotico nel quale abbiamo nuotato per 9 mesi e del quale ci siamo nutrit*, corpo a corpo. L’acqua è un mediatore, facilita la comunicazione tra i corpi, la fusione. Compone circa il 70 % del nostro corpo. È elemento principale della maggior parte dei lubrificanti, usati per facilitare i giochi erotici e le penetrazioni.

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In alcuni scenari predomina il punto verso cui si guarda, cosa si può osservare dal luogo in cui si è scelto di ambientare le fantasie, sottolineando l’importanza di vedere il contesto in cui si è immers*, di guardare insieme, di proiettarsi e farsi dondolare dal luogo non solo come sfondo ma come culla che amplifica l’esperienza e la contiene.

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Questa funzione di contenimento sembra essere svolta anche da chi sceglie dei luoghi che portano lo sguardo verso paesaggi naturali ma non rinunciano ai confort più domestici, come una piscina o una vasca idromassaggio posizionati in un luogo interno, più protetto e sicuro, che permette una vista su uno spazio panoramico. Questo aspetto di comodità e lusso che non rinuncia alla natura può essere letto anche nelle immagini che individuano il luogo delle fantasie in ambienti tipici di strutture ricettive attente al design e alla bellezza.

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ATMOSFERE ARCHITETTONICHE

Compaiono poi ambientazioni legate a luoghi sacri, come piramidi e cripte, che segnalano un legame con la storia e la dimensione spirituale della sessualità, richiamando la connessione con un tempo sospeso, quasi al confine con il fantasy, il rapporto col mistico e l’oscurità, elemento che si presenta anche nei luoghi abbandonati, costellati di oggetti inutilizzati.

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AMBIENTAZIONI URBANE

La presenza di luoghi nella città, nelle piazze, nelle strade, può indicare il gusto per il proibito e la trasgressione, fa riflettere sul desiderio di riappropriarsi dello spazio pubblico. Questo aspetto è fortemente legato al processo di riduzione della sessualità alla sfera privata che si consuma nelle stanze, nei cantucci familiari al di fuori dallo sguardo collettivo e di come storicamente si sia creato il concetto di osceno, scandaloso, quasi offensivo, per qualificare espressioni del corpo e atti vissuti in luoghi non comunemente deputati alla vita sessuale di giorno, ma che la notte, al buio, si trasformano in spazi per la prostituzione e il battuage in cui ricercare rapporti sessuali.

Collage7Locali pubblici che permettono di superare il confine del proibito, trasgredire, portarsi oltre il limite, come i bagni pubblici, i camerini di un negozio, il palcoscenico di un concerto. Ambientazioni che permettono contemporaneamente di mettere in scena, esibire la sessualità e giocare con il rischio di essere vist*. Questi aspetti possono essere letti come desideri di affermazione, forme narcisistiche  funzionali ad un venir fuori e che richiamano a sperimentazioni identitarie tipiche dell’infanzia, come i bambini e le bambine che si spogliano improvvisamente per mostrare i propri genitali o il proprio corpo nudo, alzandosi la gonna o abbassandosi i pantaloni.

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MEZZI DI TRASPORTO

Collage9Il rischio di essere scoperti e la trasgressione compaiono anche nella fantasia di avere rapporti nei mezzi pubblici, negli autobus o nei treni, in cui si può essere vist* da altre persone che viaggiano o dal* controllor*. Immaginarsi su un camion che va ad alta velocità richiama il bisogno di andare oltre il confine, l’atteso, l’ebrezza della velocità e della trasgressione.

DETTAGLI SU OGGETTI

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Le ultime immagini portano l’attenzione su oggetti situati in spazi domestici, familiari, confortevoli. La musica che accompagna e accoglie i momenti di intimità e il calore romantico di un fuoco che brucia insieme a due calici di vino, in entrambi i casi il rosso che ricorda la passione e la fiamma che accende il desiderio, simboli e metafore fortemente presenti nell’immaginario sessuale della cultura occidentale.

La play list di immagini si conclude con il disegno realizzato da una follower che ambienta la sua fantasia in una strada sotto un lampione, riportando l’attenzione ancora una volta sulla dimensione pubblica, ma forse anche all’improvvisazione, alla sorpresa e al romanticismo di un momento non programmato, che asseconda una volontà estemporanea, in qualunque luogo ci si ritrovi, nel rispetto si sé e dello spazio che ospita l’incontro tra i corpi.

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Concludo con le parole del collega Davide Silvestri:

le fantasie sono un luogo sicuro dove approdare ogni volta che vogliamo. 

Dedichiamoci al nostro immaginario erotico, arricchiamo, espandiamo i luoghi della fantasia, con creatività, gioco e libertà.

 

Letture consigliate:

Bader M.. Eccitazione. Raffaello Cortina Editore

Consolo I. Il piacere femminile. Giunti

 

La pedofilia si può contrastare con l’arte erotica? Giornata nazionale contro la pedofilia

Recentemente ho scoperto che esistono giornate mondiali e nazionali per ogni genere di professione, malattia, discriminazione, commemorazione. Il 5 maggio, oltre ad essere la giornata internazionale delle ostetriche (e degli ostetrici?) e dell’igiene delle mani, è la giornata nazionale contro la pedofilia. Un tema che genera sensazioni contrastanti, dall’incomprensione, all’indignazione, fino alla messa in discussione delle attuali pene previste dal codice penale.

La nostra cultura è imbastita di grandi miti sulla pedofilia, alcuni sono talmente pregnanti da generare il terrore genitoriale nell’educazione dei figli e delle figlie. Vediamone alcuni.

I pedofili hanno  relazioni sessuali solo con bambin*, mai con adulti

Falso, nonostante manifestino una preferenza sessuale per bambin*, molti di loro hanno relazioni coniugali, spesso  per ragioni di convenienza sociale

I pedofili  scelgono le loro vittime a caso

Falso, generalmente conoscono i/le bambin* e hanno già fantasticato su di loro

I pedofili sono solo uomini

Falso, benché in minoranza, esistono anche casi di donne pedofile

Tutti i pedofili ricevono un trattamento terapeutico dopo avere scontato la pena in carcere

Falso, purtroppo la maggior parte di loro non riceve alcuna forma di trattamento.

I miti e le false credenze sulla pedofilia possono essere considerati funzionali alla stigmatizzazione dell’identità del pedofilo, inferiorizzata e resa deviante in virtù di specifiche regole morali,  esattamente come l’uomo nero e l’orco cattivo, personaggi paurosi creati per impedire di andare in un luogo, fisico e simbolico.  La figura del “pedofilo” rischia spesso di essere il paziente designato, quello che porta il peso  del grande sintomo di una società sessuofobica che guarda solo alla punta dell’iceberg, alla manifestazione di un problema che poggia strutturalmente su una cultura moralista e continua a negare la dimensione erotico sessuale della vita. Di questo evitamento si ha prova osservando come le agende politiche dei nostri governi dimentichino sistematicamente di discutere  dell’inserimento dell’educazione alla sessualità a scuola (nel 2014 l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA ha definito gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa e predisposto una guida dettagliata alla realizzazione dei piani educativi per ogni fascia d’età).

Non si vuole negare la responsabilità di chi attua comportamenti pedofilici e abusi sessuali[1], ma riflettere su come puntare tutta l’attenzione sulla creazione di un nemico con toni sensazionalistici tolga risorse agli interventi di promozione della salute sessuale e della cultura della sessualità, fondamentali sia per prevenire comportamenti pedofilici quanto per potenziare le capacità di consapevolezza sessuale e autodeterminazione di bambini e bambine.

Un indicatore di questa tendenza a portare lo sguardo sulle conseguenze e non sulle cause strutturali di un fenomeno è rappresentato dall’etichetta di pedofilo e dalle accuse di istigazione alla pedofilia che nella storia hanno gravato su molti personaggi del mondo dell’arte e della musica, ma basta anche solo osservare l’abitudine linguistica ad usare la parola “pedofilo” come insulto o a scopo denigratorio, per esempio per deridere una persona che frequenta ragazz* più piccol*.

 

Egon Schiele: il mio arresto non è un malinteso!

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Donna seduta con gamba sinistra piegata, 1917. Egon Schiele

Uno degli artisti a cui l’accusa di pedofilia ha segnato profondamente la vita è stato Egon Schiele, pittore e incisore esponente dell’espressionismo austriaco.

Uno sguardo devoto alla bellezza il suo, non per incorporarla e possederla, ma per espanderla, smaterializzarla dal corpo, imprimerla sulla tela. Uno sguardo non vorace, morboso o voyeurista, come alcune critiche sostengono. La bellezza che ritrae è vissuta non esibita, i corpi sono tratteggiati di sofferenze, tensione viscerale tra eros e thanatos. La sua è stata definita estetica del brutto. Schiele insieme a Kokoschka ha infatti inaugurato una nuova espressività individuando per primo una dimensione estetica del brutto. Non si può certo dire che i suoi corpi fossero mercificati e sessualizzati, eppure è stato arrestato per pedofilia.

Nel suo diario di Neulengbach racconta la sofferenza per i 24 giorni ingiustamente trascorsi in prigione, si dibatte per comprendere il motivo del suo arresto e cerca di ricostruirne i fatti. Qualche settimana prima del suo arresto Schiele con grande incertezza accolse insieme alla sua fidanzata una giovane vicina che cercava di scappare di casa lamentando le pressioni familiari. I due tentarono invano di convincerla a tornare dai genitori e cercarono di accompagnarla da una zia. Dopo qualche giorno il padre scoprendo che si era rifugiata nella casa dell’artista andò a riprenderla facendo partire un’indagine nei suoi confronti. L’arresto arrivò dopo qualche settimana a seguito di una visita della polizia che fece dei suoi disegni erotici prova per l’accusa di pedofilia.

 <<I due poliziotti erano piombati inaspettatamente nel mio atelier, per controllare quello che stavo facendo. I genitori di alcuni bambini che avevo disegnato erano preoccupati. Qualcuno gli aveva suggerito la “preoccupazione”. […] Il gendarme disse con voce severa: “questi disegni sono osceni, devo portarli in tribunale. Le faremo sapere in seguito. Saputo non ho più niente, ma mi hanno messo in galera quei mascalzoni>>.

Per tutto il tempo della sua permanenza in carcere Schiele scrisse per cercare di ricostruire gli avvenimenti, esprimere il suo turbamento e comprendere cosa gli stesse accadendo.

 Non sono stato arrestato a causa di una ragazzetta isterica, bensì perché indiziato di atti osceni con minori, con bambine, per aver eseguito disegni erotici, vale a dire osceni, che avrei mostrato ai bambini o comunque avrei negligentemente lasciato in giro fuori dalle cartelle. Insomma, finalmente so perché <<sono al fresco>>! È uno scandalo! Una grossolanità quasi da non credere! Che meschinità! E che enorme, enorme stupidaggine! È una vergogna per la cultura, una vergogna per l’Austria che a un artista possa accadere, nella sua patria, una cosa simile. Non lo nego: ho realizzato disegni e acquerelli che sono erotici. Ma sono pur sempre opere d’arte. Altri artisti non hanno forse dipinto quadri erotici? – Rops, ad esempio, ne ha fatti solo di questo genere. Ma nessun artista è stato messo in carcere per simili motivi.

 L’artista sente e denuncia il pregiudizio verso il suo lavoro pittorico, non si capacita di come altri artisti abbiano ricevuto un trattamento differente pur facendo dei corpi erotici i soggetti principali delle proprie opere. Allo stesso tempo non comprende come un dipinto possa essere considerato osceno. Inoltre i suoi scritti rendono conto della forte resistenza culturale a considerare l’esistenza di una sessualità infantile. Proprio nei primi del 1900 lo psicanalista austriaco Sigmund Freud formulava le sue tesi sullo sviluppo sessuale infantile.

Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco. […]. Dichiaro del tutto falso il fatto che avrei mostrato intenzionalmente a dei bambini tali disegni, che avrei corrotto dei bambini. È una menzogna! – Tuttavia so che ci sono molti bambini corrotti. Ma cosa significa poi “corrotti”? – Gli adulti hanno dimenticato quanto essi stessi erano corrotti da bambini, cioè stimolati ed eccitati dall’istinto sessuale? Io non l’ho dimenticato, perché mi ha fatto soffrire tremendamente. E credo che l’uomo sarà costretto a soffrire il tormento del sesso finché sarà sensibile allo stimolo sessuale.

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Giovane donna – Egon Schiele

 

Quando l’arresto non è possibile, la censura interviene al suo posto.

 È il caso più recente del pittore francese Balthus protagonista di una analoga accusa retrospettiva. Nel 2017 si è scatenata una polemica attorno al suo lavoro pittorico che ha portato al lancio di una petizione per richiedere la rimozione di “Thérèse dreaming”.  L’opera contestata, realizzata dall’artista nel 1938, raffigurante una ragazzina in atteggiamenti “provocanti”, era in mostra al Metropolitan Museum di New York. La promotrice della petizione indignata sosteneva che l’opera fosse pornografica e incitasse alla pedofilia, ignorando che un’immagine per essere considerata pornografica deve presentare quantomeno elementi indiscutibili di eccitazione sessuale genitale.

 

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Thérèse dreaming – Balthus

 Il problema non è l’arte ma lo sguardo moralista con cui la si osserva.

 Dire che un dipinto è capace di incitare alla pedofilia è come affermare che una donna che indossa la minigonna se l’è cercata e continuare a puntare lo sguardo sul soggetto e non sul pensiero dominante che indossa gli occhiali dei tabù anche per leggere l’arte.

La rappresentazione di un giovane corpo che esprime la propria sensualità racconta l’esperienza di scoperta che ogni adolescente attraversa durante il proprio sviluppo.

Approcciarsi alla sessualità attraverso l’arte erotica a scuola potrebbe spostare l’attenzione dal corpo erotizzato al corpo erotico, liberare le giovani generazioni dalla ricerca e condivisione compulsiva di materiale pornografico commerciale e sviluppare una sessualità libera dal dovere della performance, dall’ansia di dimostrare le proprie capacità, abbandonando le prescrizioni e pressioni a dimostrare, lasciando spazio al proprio sentire come guida nella ricerca e nella scoperta del piacere. La censura dell’arte erotica e della pornografia rischia di patologizzare l’espressione artistica e castrare la richiesta evidente di giovani adolescenti di sapere e vivere la scoperta dei corpi e della sessualità.

Approcciarsi alla sessualità attraverso l’arte fin dai primi anni di vita permette di contattare l’immagine di corpi erotici, non sessualizzati ma sensibili e vibranti, dove la nudità non è anelito della pornografia ma esperienza di purezza e pace con ogni parte del proprio corpo.

 

L’educazione alla sessualità anche attraverso l’arte sin dall’infanzia è il miglior strumento di prevenzione della pedofilia.

 

 

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Egon Schiele

 

[1] La parola pedofilia è utilizzata per indicare persone adulte che hanno una particolare attrazione erotico-sessuale nei confronti di bambin* prepuberi, tale disturbo NON VA CONFUSO con l’abuso su minori. Molte persone pedofile non hanno la consapevolezza chiara di aver abusato sessualmente di un* bambin*. Spesso credono che la vittima possa ricavare piacere, che il suo comportamento abbia un valore educativo. Al contrario molti sex offender non sono pedofili, il loro intento è violare la vittima.

 

Bibliografia

Egon Schiele (1999). Ritratto d’artista. SE libri

Mottana P. (2019). Elogio delle voluttà per una gaia educazione sessuale. Trattarello incostante in spazi, soggetti e oggetti adibiti all’uopo. Mimesis

Ogien R.  (2003). Pensare la pornografia. Tutti la consumano, nessuno sa cos’è. Isbn Edizioni

Quattrini F. (2015). Parafilie e devianza. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Edizioni

 

Consulenza e psicoterapia durante la quarantena

wanneer-relatie-752x322In questo periodo di restrizioni necessarie a contenere e gestire l’emergenza epdiemiologica COVID-19, molti professionisti e professioniste si trovano ad adottare delle modalità tecnologiche alternative alla stanza di psicoterapia.
Per chi ha già intrapreso un percorso è importante garantire una certa continuità senza interrompere il lavoro iniziato, l’elemento centrale di una psicoterapia è infatti la relazione che si viene a creare nel tempo tra il/la terapeuta e la persona, la coppia, la famiglia che va tutelata e mantenuta attivando ogni possibile risorsa. Il venir meno dello spazio che ospita la relazione in un momento che può essere cruciale per la terapia stessa rischia di alimentare le conseguenze psicologiche dell’isolamento forzato che di per sé le misure di sicurezza e la quarantena impongono. Lo stare in casa potrebbe essere vissuto come una vacanza, un’occasione per riposarsi e fare delle attività solitarie e introspettive che da tempo si rinviavano, ma è possibile che con il passare del tempo emergano vissuti di frustrazione, rabbia, vuoto, senso di sospensione della propria vita e incertezza sul futuro.
Per chi vive sol* può crescere un senso di solitudine e abbandono portando la persona a confrontarsi con parti di sé inesplorate nella quotidianità costruita su una routine sociale e lavorativa definita da orari e ritmi prevedibili.
Per chi invece vive con altre persone, partners, familiari, inquilin* la prossimità straordinaria può enfatizzare dinamiche relazionali e vissuti emotivi che possono rendere conflittuale e dolorosa la convivenza.

In entrambe le situazioni restare a casa impone un cambio di prospettiva, guardare ogni aspetto della propria vita da un’angolatura differente, portando informazioni e consapevolezze che prima non si vedevano e sentivano.

Portare avanti una terapia già iniziata precedentemente in studio avvalendosi degli strumenti di comunicazione on line, permette di tenere il filo del percorso iniziato, vivere la relazione terapeutica come spazio di condivisione, di lettura e significazione dell’esperienza personale e intima che la restrizione porta con sé, creando un ponte per proseguire e ritornare ad una nuova quotidianità una volta conclusa la fase restrittiva di emergenza.

Iniziare una nuova consulenza e psicoterapia può essere utile per elaborare l’esperienza che si sta attraversando, osservare le proprie reazioni e sensazioni, dare un contenitore protettivo alle paure e alle emozioni, riposizionando l’esperienza presente nel flusso del tempo.

Sono numerosi* i professionisti, le professioniste e i centri clinici privati che hanno deciso di fare la loro parte proponendo un servizio psicologico alle persone che sentono il bisogno di un sostegno, offrendo gratuitamente brevi colloqui psicologici individuali e sessioni di gruppo on line. Al momento non esiste una rete unica e coordinata a cui fare riferimento per usufruire di questi servizi, è possibile rivolgersi individualmente al/alla professionista più vicina per conoscenza e passaparola.

Sul sito nazionale dell’Ordine degli Psicologi e delle psicologhe è possibile scaricare un vademecum psicologico per cittadin*, utile a riflettere sui meccanismi della paura e su come proteggersi portando attenzione a comportamenti, pensieri ed emozioni.
Scaricabile su: https://www.psy.it/vademecum-psicologico-coronavirus-per-i-cittadini-perche-le-paure-possono-diventare-panico-e-come-proteggersi-con-comportamenti-adeguati-con-pensieri-corretti-e-emozioni-fondate

Faccio la mia parte
In linea con le iniziative nazionali faccio la mia parte offrendo un primo colloquio psicologico gratuito della durata di 30 minuti via Skype.
Le persone interessate possono contattarmi per un appuntamento via mail scrivendo a fadda.francesca@gmail.com.

Per chi sentisse il bisogno di proseguire con un percorso di consulenza e psicoterapia verrebbero applicate le tariffe ordinarie.

Permettiti di chiedere aiuto
Se provi timore, ansia, tristezza e credi che le tue emozioni siano tanto forti da non riuscire a gestirle permettiti di chiedere aiuto. Ricevere ascolto, poter avere un confronto e un sostegno, può aiutare ad alleggerirsi ed affrontare le situazioni con più serenità.

Scritto sui corpi – laboratori per la comunità

Evento FB

In occasione della giornata internazionale contro le violenze di genere 2019 e sulla scia della manifestazione nazionale che si è tenuta a Roma il 23 novembre su iniziativa del movimento transfemminista Non Una di Meno, Il Comune di Settimo San Pietro, in collaborazione con la Pro Loco e con l’associazione La Formica Viola, organizzano l’evento “Scritto sui corpi – Comprendere le forme della violenza nelle relazioni tra corpi e generi.
Due laboratori di sensibilizzazione e formazione dedicati alla cittadinanza sulle più attuali questioni legate alla violenza maschile verso le donne e le soggettività lgbt*qia+.

L’evento intende attivare una riflessione sulle basi socioculturali della violenza e sull’influenza dei modelli di genere nella vita relazionale dall’infanzia all’età adulta, nei diversi contesti sociali di appartenenza. Nei due laboratori si approfondirà il rapporto tra corpi, cultura e potere, attraverso una analisi delle forme stratificate di violenza nelle relazioni tra corpi e generi.

Analizzando le modalità con cui si costruiscono socialmente i corpi maschili e femminili e si consolidano i ruoli di genere attorno a modelli stereotipati binari, si intende promuovere una riflessione sull’autodeterminazione dei corpi, la bodypositivity e l’accoglienza delle soggettività oltre il genere.
La sensibilizzazione su questi temi si configura come intervento culturale di educazione alle differenze, di prevenzione di discriminazioni, lotta al bullismo e alla violenza sulle donne, a sostegno della parità, nel rispetto della pluralità dei modelli familiari.Scritto sui corpi

Mercoledì 4 dicembre ore 17:00 – 19.00
La costruzione dei corpi: educarsi alla bodypositivity
Mercoledì 11 dicembre ore 17.00 – 19.00
La comunicazione sui corpi: dal vittimismo all’autodeterminazione

Laboratori per la comunità
Sono spazi circolari di condivisione, riflessione e co-costruzione che portano l’attenzione sulla consapevolezza dell’esperienza quotidiana come luogo di rigenerazione della cultura eterosessista.
Gli incontri della durata di due ore ciascuno sono destinati ad un numero massimo di 20 partecipanti di età compresa tra i 15 e i 100 anni. Si utilizzerà una metodologia ludica e creativa che alternerà momenti di riflessione teorica ad attività più interattive.

Conduce Francesca Fadda – Psicologa, psicoterapeuta, consulente ed educatrice sessuale, co-fondatrice associazione La Formica Viola.

La partecipazione è gratuita, è richiesta l’iscrizione presso la Biblioteca Comunale di Settimo San Pietro, via Roma 65, oppure via e-mail. biblioset@yahoo.it / tel. 070/766366.
Le iscrizioni verranno prese fino esaurimento posti.

Specificare se ci si iscrive per entrambi i laboratori o per uno solo.
Per un maggiore approfondimento del tema si suggerisce di partecipare a tutti e due gli appuntamenti.

Progetto grafico a cura di Silvia Exana

 

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Entriamo nella Casa degli uomini: un invito alla lettura del libro “Il piacere maschile” di Fabrizio Quattrini

copertina il piacere maschileIl piacere maschile #sessosenzatabù scritto da Fabrizio Quattrini per la collana GIUNTI “Sesso: alla scoperta del piacere”, è in vendita dal 2017 nelle maggiori librerie italiane. La sua presentazione in numerose città è diventata un’importante occasione di divulgazione e sensibilizzazione sulle tematiche più attuali legate all’esperienza erotico sessuale maschile.  Consiglio la  lettura del libro a uomini e donne per  stimolare la riflessione sulla possibilità di un ripensamento del maschile libero da stereotipi e miti sulla sessualità.

Il piacere maschile offre una prospettiva di genere sul piacere e sulla sessualità problematizzando i miti culturali e gli stereotipi sociali che definiscono ancora in maniera rigida i ruoli di genere su due binari secondo norme rigorosamente eterosessiste. L’autore affronta il tema della costruzione dell’identità sessuale analizzando le interconnessioni tra il genere maschile, i processi identitari e le dinamiche relazionali, portando l’attenzione sull’influenza di tali meccanismi nell’esperienza erotico-sessuale.

Mentre i femminismi hanno contribuito a rivendicare l’esistenza dei corpi, scoperto la sessualità femminile e il piacere svincolato dal dovere procreativo per le donne, le conoscenze e le consapevolezze sul piacere e sull’erotismo maschile sono rimaste fortemente ancorate alla duplice modalità ironia-patologia su cui viaggiano i miti e gli stereotipi della cultura di appartenenza fortemente legati alla differenza tra i generi.
Oggi gli uomini si trovano a confrontarsi con aspettative sociali sul maschile, sul dover essere e dover corrispondere ad un certo ruolo, nell’impossibilità di dialogare con una flessibilità dei generi, trovandosi sovente a vivere con disagio e a sperimentare disfunzioni sessuali nelle relazioni intime ed erotico-sessuali.
Fabrizio Quattrini propone un percorso personale e culturale di riscoperta e ridefinizione del maschile, accompagnando i lettori e le lettrici nella scoperta della casa degli uomini, che, prima ancora della nascita, erige le sue fondamenta su un’educazione differenziata rispetto al genere e tratteggia lo sviluppo dell’identità e del ruolo maschile in ogni fase dello sviluppo. L’esplorazione è guidata dalla mappa dei miti del maschile che abitano e arredano questo luogo metaforico, proponendo strategie di identificazione di quello che l’autore chiama, con una tonalità quasi futurista, “l’uomo nuovo”. Si tratta di un percorso di consapevolezza e ridefinizione del sé maschile, di integrazione nella propria identità di quegli aspetti emotivi che sono stati automutilati nel processo di socializzazione al genere, perchè costruiti in via esclusiva attorno al genere femminile. Ripensare il maschile richiede proprio di entrare in contatto con la sfera emotiva e relazionale, imparare l’arte dell’interpretare e del comprendere, necessarie per poter comunicare ed esprimersi in ogni area della vita, in particolare in quella affettiva e sessuale. La trasformazione del maschile richiede di inventare una nuova virilità che si sostanzia e si esprime in una forza non alimentata dall’aggressività e dalla prepotenza, ma dal rispetto e dalla comprensione.
La consapevolezza proposta passa attraverso la conoscenza del proprio corpo svincolata dai limiti dei modelli stereotipici e più connessa con l’esperienza emotiva e intima del vissuto corporeo. Nell’affrontare i miti sul maschile e sulla sessualità, dalle misure del pene, all’intensità e durata della turgidità, alla durata di un rapporto sessuale, viene proposto un vademecum sulle fasi del ciclo della risposta sessuale con descrizioni che chiariscono i processi fisiologici e psicologici accompagnate da curiosità, vignette cliniche ed esercizi di self helping da sperimentare durante la lettura come esperienze di educazione e consapevolezza.

L’esperienza erotico sessuale viene presentata come una risorsa per il benessere fisico e psicologico, dove quell’altruismo orientato al dare piacere alla partner per dimostrare la propria virilità, con gli onori e glorie dell’orgasmo femminile a misura della prestazione maschile, lascia il posto ad un sano egoismo nella ricerca prioritaria del proprio piacere, promuovendo la valenza pedagogica della pornografia e la dimensione ludica dell’esperienza erotico sessuale, anche attraverso l’uso di sex toys.

Dalla conoscenza di sé e del proprio corpo l’autore passa ad analizzare il rapporto tra la costruzione dei rapporti di genere e le dinamiche relazionali, soffermandosi sui rapporti di amicizia tra uomini e sulle relazioni amorose tra maschi e femmine evidenziando il ruolo del mito dell’amore e della famiglia, dell’esclusività e dell’indissolubilità delle coppie tradizionali, come traguardi per la realizzazione di sé e per l’ottenimento del riconoscimento sociale di maschio adulto e uomo virile.
La coppia tradizionale si confronta oggi con forme relazionali più aperte, orientate allo scambismo e alla trasgressione, fino alle più recenti concettualizzazioni ed esperienze di reti poliamorose e alle contemporanee modalità di incontro virtuale sempre più influenti nella ricerca del piacere e nella formazione delle coppie.
Nel condurci verso la conclusione della sua trattazione, l’autore propone la dimensione bisessuale come orientamento relazionale presente potenzialmente fin dalla nascita e come libera e fluida espressione della sessualità umana, ma anche come fonte di arricchimento per la cultura dell’erotismo e per quell’auspicato percorso di integrazione del maschile e del femminile, già teorizzato da Jung nelle concezioni archetipiche di anima e animus, così come nelle filosofie orientali e nelle discipline olistiche, e presentato come percorso di ripensamento del maschile per la costruzione di un “uomo nuovo”.

Buona lettura!