La pedofilia si può contrastare con l’arte erotica? Giornata nazionale contro la pedofilia

Recentemente ho scoperto che esistono giornate mondiali e nazionali per ogni genere di professione, malattia, discriminazione, commemorazione. Il 5 maggio, oltre ad essere la giornata internazionale delle ostetriche (e degli ostetrici?) e dell’igiene delle mani, è la giornata nazionale contro la pedofilia. Un tema che genera sensazioni contrastanti, dall’incomprensione, all’indignazione, fino alla messa in discussione delle attuali pene previste dal codice penale.

La nostra cultura è imbastita di grandi miti sulla pedofilia, alcuni sono talmente pregnanti da generare il terrore genitoriale nell’educazione dei figli e delle figlie. Vediamone alcuni.

I pedofili hanno  relazioni sessuali solo con bambin*, mai con adulti

Falso, nonostante manifestino una preferenza sessuale per bambin*, molti di loro hanno relazioni coniugali, spesso  per ragioni di convenienza sociale

I pedofili  scelgono le loro vittime a caso

Falso, generalmente conoscono i/le bambin* e hanno già fantasticato su di loro

I pedofili sono solo uomini

Falso, benché in minoranza, esistono anche casi di donne pedofile

Tutti i pedofili ricevono un trattamento terapeutico dopo avere scontato la pena in carcere

Falso, purtroppo la maggior parte di loro non riceve alcuna forma di trattamento.

I miti e le false credenze sulla pedofilia possono essere considerati funzionali alla stigmatizzazione dell’identità del pedofilo, inferiorizzata e resa deviante in virtù di specifiche regole morali,  esattamente come l’uomo nero e l’orco cattivo, personaggi paurosi creati per impedire di andare in un luogo, fisico e simbolico.  La figura del “pedofilo” rischia spesso di essere il paziente designato, quello che porta il peso  del grande sintomo di una società sessuofobica che guarda solo alla punta dell’iceberg, alla manifestazione di un problema che poggia strutturalmente su una cultura moralista e continua a negare la dimensione erotico sessuale della vita. Di questo evitamento si ha prova osservando come le agende politiche dei nostri governi dimentichino sistematicamente di discutere  dell’inserimento dell’educazione alla sessualità a scuola (nel 2014 l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA ha definito gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa e predisposto una guida dettagliata alla realizzazione dei piani educativi per ogni fascia d’età).

Non si vuole negare la responsabilità di chi attua comportamenti pedofilici e abusi sessuali[1], ma riflettere su come puntare tutta l’attenzione sulla creazione di un nemico con toni sensazionalistici tolga risorse agli interventi di promozione della salute sessuale e della cultura della sessualità, fondamentali sia per prevenire comportamenti pedofilici quanto per potenziare le capacità di consapevolezza sessuale e autodeterminazione di bambini e bambine.

Un indicatore di questa tendenza a portare lo sguardo sulle conseguenze e non sulle cause strutturali di un fenomeno è rappresentato dall’etichetta di pedofilo e dalle accuse di istigazione alla pedofilia che nella storia hanno gravato su molti personaggi del mondo dell’arte e della musica, ma basta anche solo osservare l’abitudine linguistica ad usare la parola “pedofilo” come insulto o a scopo denigratorio, per esempio per deridere una persona che frequenta ragazz* più piccol*.

 

Egon Schiele: il mio arresto non è un malinteso!

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Donna seduta con gamba sinistra piegata, 1917. Egon Schiele

Uno degli artisti a cui l’accusa di pedofilia ha segnato profondamente la vita è stato Egon Schiele, pittore e incisore esponente dell’espressionismo austriaco.

Uno sguardo devoto alla bellezza il suo, non per incorporarla e possederla, ma per espanderla, smaterializzarla dal corpo, imprimerla sulla tela. Uno sguardo non vorace, morboso o voyeurista, come alcune critiche sostengono. La bellezza che ritrae è vissuta non esibita, i corpi sono tratteggiati di sofferenze, tensione viscerale tra eros e thanatos. La sua è stata definita estetica del brutto. Schiele insieme a Kokoschka ha infatti inaugurato una nuova espressività individuando per primo una dimensione estetica del brutto. Non si può certo dire che i suoi corpi fossero mercificati e sessualizzati, eppure è stato arrestato per pedofilia.

Nel suo diario di Neulengbach racconta la sofferenza per i 24 giorni ingiustamente trascorsi in prigione, si dibatte per comprendere il motivo del suo arresto e cerca di ricostruirne i fatti. Qualche settimana prima del suo arresto Schiele con grande incertezza accolse insieme alla sua fidanzata una giovane vicina che cercava di scappare di casa lamentando le pressioni familiari. I due tentarono invano di convincerla a tornare dai genitori e cercarono di accompagnarla da una zia. Dopo qualche giorno il padre scoprendo che si era rifugiata nella casa dell’artista andò a riprenderla facendo partire un’indagine nei suoi confronti. L’arresto arrivò dopo qualche settimana a seguito di una visita della polizia che fece dei suoi disegni erotici prova per l’accusa di pedofilia.

 <<I due poliziotti erano piombati inaspettatamente nel mio atelier, per controllare quello che stavo facendo. I genitori di alcuni bambini che avevo disegnato erano preoccupati. Qualcuno gli aveva suggerito la “preoccupazione”. […] Il gendarme disse con voce severa: “questi disegni sono osceni, devo portarli in tribunale. Le faremo sapere in seguito. Saputo non ho più niente, ma mi hanno messo in galera quei mascalzoni>>.

Per tutto il tempo della sua permanenza in carcere Schiele scrisse per cercare di ricostruire gli avvenimenti, esprimere il suo turbamento e comprendere cosa gli stesse accadendo.

 Non sono stato arrestato a causa di una ragazzetta isterica, bensì perché indiziato di atti osceni con minori, con bambine, per aver eseguito disegni erotici, vale a dire osceni, che avrei mostrato ai bambini o comunque avrei negligentemente lasciato in giro fuori dalle cartelle. Insomma, finalmente so perché <<sono al fresco>>! È uno scandalo! Una grossolanità quasi da non credere! Che meschinità! E che enorme, enorme stupidaggine! È una vergogna per la cultura, una vergogna per l’Austria che a un artista possa accadere, nella sua patria, una cosa simile. Non lo nego: ho realizzato disegni e acquerelli che sono erotici. Ma sono pur sempre opere d’arte. Altri artisti non hanno forse dipinto quadri erotici? – Rops, ad esempio, ne ha fatti solo di questo genere. Ma nessun artista è stato messo in carcere per simili motivi.

 L’artista sente e denuncia il pregiudizio verso il suo lavoro pittorico, non si capacita di come altri artisti abbiano ricevuto un trattamento differente pur facendo dei corpi erotici i soggetti principali delle proprie opere. Allo stesso tempo non comprende come un dipinto possa essere considerato osceno. Inoltre i suoi scritti rendono conto della forte resistenza culturale a considerare l’esistenza di una sessualità infantile. Proprio nei primi del 1900 lo psicanalista austriaco Sigmund Freud formulava le sue tesi sullo sviluppo sessuale infantile.

Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco. […]. Dichiaro del tutto falso il fatto che avrei mostrato intenzionalmente a dei bambini tali disegni, che avrei corrotto dei bambini. È una menzogna! – Tuttavia so che ci sono molti bambini corrotti. Ma cosa significa poi “corrotti”? – Gli adulti hanno dimenticato quanto essi stessi erano corrotti da bambini, cioè stimolati ed eccitati dall’istinto sessuale? Io non l’ho dimenticato, perché mi ha fatto soffrire tremendamente. E credo che l’uomo sarà costretto a soffrire il tormento del sesso finché sarà sensibile allo stimolo sessuale.

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Giovane donna – Egon Schiele

 

Quando l’arresto non è possibile, la censura interviene al suo posto.

 È il caso più recente del pittore francese Balthus protagonista di una analoga accusa retrospettiva. Nel 2017 si è scatenata una polemica attorno al suo lavoro pittorico che ha portato al lancio di una petizione per richiedere la rimozione di “Thérèse dreaming”.  L’opera contestata, realizzata dall’artista nel 1938, raffigurante una ragazzina in atteggiamenti “provocanti”, era in mostra al Metropolitan Museum di New York. La promotrice della petizione indignata sosteneva che l’opera fosse pornografica e incitasse alla pedofilia, ignorando che un’immagine per essere considerata pornografica deve presentare quantomeno elementi indiscutibili di eccitazione sessuale genitale.

 

Balthus

Thérèse dreaming – Balthus

 Il problema non è l’arte ma lo sguardo moralista con cui la si osserva.

 Dire che un dipinto è capace di incitare alla pedofilia è come affermare che una donna che indossa la minigonna se l’è cercata e continuare a puntare lo sguardo sul soggetto e non sul pensiero dominante che indossa gli occhiali dei tabù anche per leggere l’arte.

La rappresentazione di un giovane corpo che esprime la propria sensualità racconta l’esperienza di scoperta che ogni adolescente attraversa durante il proprio sviluppo.

Approcciarsi alla sessualità attraverso l’arte erotica a scuola potrebbe spostare l’attenzione dal corpo erotizzato al corpo erotico, liberare le giovani generazioni dalla ricerca e condivisione compulsiva di materiale pornografico commerciale e sviluppare una sessualità libera dal dovere della performance, dall’ansia di dimostrare le proprie capacità, abbandonando le prescrizioni e pressioni a dimostrare, lasciando spazio al proprio sentire come guida nella ricerca e nella scoperta del piacere. La censura dell’arte erotica e della pornografia rischia di patologizzare l’espressione artistica e castrare la richiesta evidente di giovani adolescenti di sapere e vivere la scoperta dei corpi e della sessualità.

Approcciarsi alla sessualità attraverso l’arte fin dai primi anni di vita permette di contattare l’immagine di corpi erotici, non sessualizzati ma sensibili e vibranti, dove la nudità non è anelito della pornografia ma esperienza di purezza e pace con ogni parte del proprio corpo.

 

L’educazione alla sessualità anche attraverso l’arte sin dall’infanzia è il miglior strumento di prevenzione della pedofilia.

 

 

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Egon Schiele

 

[1] La parola pedofilia è utilizzata per indicare persone adulte che hanno una particolare attrazione erotico-sessuale nei confronti di bambin* prepuberi, tale disturbo NON VA CONFUSO con l’abuso su minori. Molte persone pedofile non hanno la consapevolezza chiara di aver abusato sessualmente di un* bambin*. Spesso credono che la vittima possa ricavare piacere, che il suo comportamento abbia un valore educativo. Al contrario molti sex offender non sono pedofili, il loro intento è violare la vittima.

 

Bibliografia

Egon Schiele (1999). Ritratto d’artista. SE libri

Mottana P. (2019). Elogio delle voluttà per una gaia educazione sessuale. Trattarello incostante in spazi, soggetti e oggetti adibiti all’uopo. Mimesis

Ogien R.  (2003). Pensare la pornografia. Tutti la consumano, nessuno sa cos’è. Isbn Edizioni

Quattrini F. (2015). Parafilie e devianza. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Edizioni

 

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