Le stagioni mestruali – Incontri sulla sessualità femminile

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Dalla pubertà alla menopausa, per circa 40 anni, la vita dei corpi femminili è accompagnata e contrassegnata da ben 480 sanguinamenti, uno al mese per l’esattezza, ma la maggior parte delle donne vive le mestruazioni come una costrizione e limitazione della propria esistenza, prima ancora che sul piano fisico, su quello mentale. Almeno 4200 giorni della vita vengono trascorsi a nascondere, stigmatizzare e ostacolare il funzionamento del proprio corpo.
Il processo fisiologico potenzialmente capace di creare la vita, si trasforma in una delle principali fonti di imbarazzo, vergogna e derisione nell’esperienza quotidiana di molte donne, diventando in alcuni casi, per le più giovani, anche oggetto di atti di bullismo tra i banchi di scuola.
Attraverso la ricostruzione dell’esperienza mestruale è possibile entrare in contatto con la sua ciclicità naturale, liberandola dai tabù e arricchendola allo stesso tempo di nuovi significati, per vivere la sessualità femminile in uno stato di salute e benessere.
La conoscenza del ciclo mestruale libera da stereotipi e tabù rappresenta un importante fattore di resilienza per la salute femminile:
– è uno strumento prezioso di ascolto di sé e di consapevolezza del proprio corpo e della propria identità
– è un modo per comunicare più serenamente e apertamente con le persone con cui si condivide la vita di relazione, sia quella intima e famigliare, che quella sociale e lavorativa
– influenza positivamente la salute sessuale e il livello di benessere individuale e di coppia
– aiuta a gestire la fisiologia del ciclo e ridurre il dolore mestruale, mitigando lo stress prodotto dalle pressioni sociali stereotipate sulle mestruazioni.

PROGRAMMA E CALENDARIO INCONTRI
“Le stagioni mestruali” è un ciclo di laboratori sulla consapevolezza mestruale dedicato a donne e uomini di qualsiasi età che desiderino dialogare con questi temi e recuperare un rapporto sano e piacevole con il ciclo mestruale liberandolo dai tabù culturali che lo avvolgono.

Il percorso è strutturato in sei incontri sequenziali a tema e a cadenza bimensile della durata di due ore e mezzo secondo il seguente programma:

1°incontro – venerdì 19 OTTOBRE ore 18.00
Tabù mestruale: un mistero che sanguina

2° incontro – venerdì 26 OTTOBRE ore 18.00
Fasi del ciclo mestruale: un flusso scritto sul corpo

3° incontro – venerdì 9 NOVEMBRE ore 18.00
Disturbi mestruali: trasformazione del dolore

4° incontro – venerdì 23 NOVEMBRE ore 18.00
Sessualità e ciclo mestruale: le fluttuazioni dell’esperienza erotica

5° incontro – venerdì 7 DICEMBRE ore 18.00
Raccolta del sangue: coppetta mestruale e altri dispositivi a confronto

6° incontro – venerdì 14 DICEMBRE ore 18.00
Menopausa: quando la ciclicità lascia il posto all’equilibrio

METODOLOGIA
I laboratori sono strutturati in moduli didattico-informativi alternati a momenti di riflessione e condivisione creativa di gruppo, con la possibilità di sperimentare esercizi di consapevolezza corporea e gestione del dolore mestruale. Le attività sono pensate per gruppi composti da massimo 10 partecipanti, si consiglia abbigliamento comodo e di fornirsi di materassino/coperta o cuscini per la possibilità di effettuare esercizi a terra.

CONDUTTRICI
Francesca Fadda Psicologa Psicoterapeuta sistemico relazionale, consulente ed educatrice sessuale, svolge la libera professione da sei anni occupandosi prevalentemente di problematiche relazionali e familiari e intervenendo nell’ambito della salute, del benessere psicosociale e sessuale, con percorsi individuali e di gruppo. In collaborazione con diverse associazioni promuove seminari e laboratori di educazione alla sessualità dedicati a genitori e adulti. Da circa dieci anni porta avanti un cammino di studio e crescita personale seguendo l’approccio della Sintesi Personale, che integra al suo percorso professionale. È cofondatrice de La Formica Viola, associazione di promozione sociale che opera nelle Regioni Abruzzo e Sardegna per la promozione della cultura del rispetto e delle differenze, organizzando eventi culturali ed interventi nelle scuole, principalmente su tematiche legate alla sessualità, affettività, LGBT e cultura di genere.

Elena Fadda – Osteopata Fisioterapista – specializzata presso la scuola Istituto Superiore di Osteopatia di Milano. Si occupa di salute della persona nell’area non soltanto della riabilitazione ma anche della prevenzione, in un’ottica di ripristino funzionale e non solo sintomatico dei disturbi riferiti. Svolge la libera professione da 7 anni sia in collaborazione con centri riabilitativi e cooperative sociali che presso il proprio studio professionale. Inoltre da tre anni è attiva in un progetto presso una struttura di accoglienza per anziani volto a favorire il recupero e/o il mantenimento della qualità di vita tramite il movimento corporeo. Da circa due anni ha intrapreso un percorso di crescita personale seguendo l’approccio della Sintesi Personale, i cui principi fondamentali vengono inseriti anche in ambito professionale. Recentemente ha inaugurato un centro in cui è possibile effettuare non solo trattamenti Osteopatici e fisioterapici ma anche di riflessologia plantare, reiki, shatzu,ecc., grazie alla collaborazione di altre figure professionali, con un approccio olistico e integrato che abbia come focus la salute della persona nella sua globalità.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE E COSTI
Per partecipare è necessaria la prenotazione anticipata all’intero percorso per un costo complessivo di 90 euro; iscrivendosi entro il 10 ottobre è possibile usufruire di uno sconto del 10%.
La quota include la somministrazione del test COPE ed una consulenza individuale mirata alla consapevolezza e al miglioramento delle strategie utilizzate per fronteggiare lo stress e la promozione del proprio benessere.

Per informazioni e prenotazioni:
Email laformicaviola@mail.com
Cell. 3472114917 / 3208274778

SEDE dei laboratori
Studio In Lack’ech, via XX settembre, 145 Quartu S. Elena (CA)

Evento creato in collaborazione con le associazioni LaFormicaViola, InVita la Vita, studio In Lak’ Ech.
Immagine di locandina realizzata da Maristellarte MP.

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Cosa fanno le lesbiche?

Tutto quel movimento senza attrezzatura, ma come farai!
Cuori nel deserto. Film 1985 Regia di Donna Deitch

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La produzione e la diffusione della conoscenza sul lesbismo continuano a vivere un meccanismo di controllo e repressione in numerosi campi del sapere, dalla storia al cinema, dalla psicologia alla sessuologia.

Della sessualità lesbica non necessariamente si può e si deve rintracciare una specificità che la contraddistingue da quella eterosessuale o gay, ma merita osservazione il fatto che mentre dell’omosessualità maschile si possono rinvenire pubblicazioni di ampio respiro per il lesbismo la letteratura è prevalentemente di nicchia e di orientamento femminista. I comportamenti e le pratiche sessuali delle lesbiche sono molto meno studiati rispetto a quelle degli uomini, perlopiù sono oggetto di curiosità da parte di chi ne è escluso per appartenenza di genere od orientamento sessuale (Barbagli, Colombo, 2001).

Non è sesso senza penetrazione!

Uno degli stereotipi più comuni sulle lesbiche è che la loro sessualità sia manchevole, carente, castrata dell’impossibilità dell’atto coitale genitale. Le pratiche erotiche tra donne sono considerate innaturali, ancora più delle relazioni tra uomini, probabilmente proprio per la mancanza di penetrazione fallica. Possiamo pensare che questa convinzione di manchevolezza sia fondata su una concezione  conservatrice della donna strettamente legata alla maternità, una donna lesbica sarebbe una donna a metà (Consolo, 2017) in quanto non capace di procreazione naturale in una relazione tra donne.

L’esperienza del vissuto lesbico e del suo sviluppo richiede di abbandonare la complementarietà dei corpi maschile e femminile a favore di una loro innovazione, nella direzione di un incontro paritario, concordato, negoziato in ogni suo aspetto. Le lesbiche sembrano proporre una sessualità distaccata dal registro eterosessista, non governata cioè dalle norme sulla differenza dei sessi e dalle sue gerarchie, ma centrata su un diverso posizionamento relazionale, in cui la donna è soggetto e non oggetto di dominio della sessualità maschile.

La sessualità lesbica si caratterizza per una moltiplicazione delle pratiche altre rispetto al coito, considerate veri e propri atti sessuali, non “preliminari”, esperite da entrambe le partner nella prospettiva dello scambio, dell’intercambiabilità, della simmetrizzazione. Tali pratiche consentono di sovvertire gli schemi binari che strutturano la percezione dei corpi e dei luoghi, con il superamento, per esempio, della contrapposizione degli organi sessuali “duro vs molle”, e dei loro usi legittimi “davanti, dietro, sopra, sotto” (Chetcuti, 2014).

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Le lesbiche sono tutte promiscue!

Un altro grande mito è che le lesbiche siano tutte promiscue. Sembra invece che nel mondo lesbico contemporaneo sia diffusa una particolare  forma di monogamia seriale secondo cui le donne tenderebbero a condividere una cerchia di amicizie (spesso legate al mondo dello sport, che sia calcio o basket) e ad avere relazioni all’interno della stessa passando da una storia all’altra. Tali dinamiche faciliterebbero l’insorgere di sentimenti di gelosia e aggressività tra amiche e partner (Consolo, 2017), dando vita a legami che sfociano in violenza. Questa monogamia definita “seriale” porterebbe le donne ad avere molte partner, non contemporaneamente, ma secondo uno script relazionale per cui abbandonano una relazione per iniziarne  immediatamente un’altra  (Barbaglia, 2001).

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Ma cosa fanno allora le lesbiche?

Pluralità di pratiche erotiche

Da alcune ricerche emerge una grande flessibilità e varietà di pratiche sessuali nell’erotismo lesbico che si presenta in maniera del tutto analoga a quelle eterosessuali. Le donne, nelle loro narrazioni, citano i baci, le carezze su tutto il corpo, il toccarsi le parti intime, la stimolazione del clitoride, la masturbazione, mentre risulta meno frequente il ricorso a pratiche legate prevalentemente alla penetrazione anale e vaginale, con l’eventuale utilizzo di strumenti sessuali come il dildo.  Il repertorio di pratiche sessuali sembra inoltre crescere e diversificarsi con l’età e in base alle preferenze personali, ma è altresì legato al ciclo di vita, alle posizioni politiche occupate, alle caratteristiche della relazione con la partner, alle culture e ai valori delle persone che fanno parte dei gruppi di riferimento di appartenenza.

Penetrazione tra politica e sovversione

Da una ricerca francese emerge come la penetrazione digitale per essere messa in pratica richieda di un livello sufficiente di fiducia e intimità. La penetrazione può essere dunque messa in pratica ma non definisce in sé il rapporto sessuale, il suo senso dipende sempre dal grado di intimità conferitole. Rispetto alle pratiche penetrative il significato sociale ad esse attribuite influenza notevolmente la loro presenza nella sessualità lesbica, non senza controversie. Molte donne infatti ritengono che tali pratiche non siano moralmente neutre e accettabili nelle relazioni lesbiche poiché richiamano il rapporto eterosessuale, tanto che il ricorso ad esse per alcune renderebbe non qualificabile come lesbico un rapporto. Altre invece non attribuiscono un significato politico alla penetrazione ritenendola una risorsa sia sessuale che affettiva, soprattutto laddove l’atto penetrativo viene ricodificato e rielaborato. “È uno stereotipo che una versa lesbica non si fa penetrare. Dipende dal significato che diamo alle cose. Se una viene penetrata e non viene presa come cosa fallocentrica, ma come cosa che dà piacere a un’altra, va bene e punto. È vero che ho fatto fatica a essere penetrata, con le donne ero rigida. Ma quando ho trovato una che me lo ha fatto vivere come modo di avere il piacere io l’ho vissuto con grande tranquillità” Nadia (Barbagli, Colombo, 2001, pag. 124).

Il sesso orale come pratica completa

Il sesso orale costituisce un atto sessuale a sé stante nella sessualità lesbica, non è un preliminare del coito come spesso vissuto nel rapporto eterosessuale, ma è considerato spesso funzionale in maniera esclusiva all’orgasmo. Nel rapporto con una donna il cunnilingus è vissuto come più piacevole e conforme rispetto al proprio desiderio ed è considerata una pratica in grado di cancellare i confini tra sé e l’altra e di unione con l’altra, che avviene attraverso il mescolarsi dei fluidi e degli odori, quasi nel tentativo di incorporarsi reciprocamente. La tendenza a praticare rapporti orali varia in base allo statuto della relazione, sembra infatti che tali pratiche vengano considerate più intime ed emotive e in quanto tali vadano riservate alle partner stabili, con cui si vive una relazione di maggiore trasporto e con cui si condivide un progetto di coppia e un maggiore senso di familiarità nel lungo periodo.

Chi fa il maschio chi la femmina?

L’elemento della reciprocità è molto importante per smontare un altro grande stereotipo sulle coppie gay e lesbiche secondo il quale vi sarebbe chi assume un ruolo più maschile “attivo” e chi invece femminile “passivo”. Mentre per le coppie eterosessuali esiste un modello sessuale cui fare più o meno riferimento, nelle coppie omosessuali è sempre più raro che i partner abbiano un ruolo sessuale stabile e specializzato, solo attivo o solo passivo. Sono rare oggi le coppie in cui i partner non ricambino un atto sessuale se non per fasi transitorie, in generale prevale la regola della reciprocità ed una certa ostilità verso la rigidità dei ruoli nei rapporti sessuali. Dagli anni 70 la cultura gay e lesbica italiana promuove l’etica della reciprocità in amore come una qualità positiva e una meta da perseguire, e disapprova modelli rigidamente non reciproci. Tra le donne lesbiche la presa di distanza è ancora più netta, la distribuzione ineguale dei ruoli infatti evocherebbe sia le opposizioni simboliche maggiormente riferibili al mondo gay, impedendo il riconoscimento delle peculiarità del mondo lesbico, sia il sistema relazionale eterosessuale fondato sulla contrapposizione tra una figura dominante e una dominata. Esistono tuttavia delle eccezioni a tale norma che denotano una certa flessibilità nei livelli di reciprocità legata sia a fattori personali, come i gusti e le avversioni squisitamente individuali, che situazionali, come le circostanze in qui avvengono gli incontri sessuali. Mentre per le donne eterosessuali “dare piacere” significa spesso accettare o concedere rapporti sessuali o pratiche contro la propria volontà e incedere spesso in un senso di disgusto, per le lesbiche il dare piacere è un’esperienza ordinaria che perde la connotazione negativa di obbligo divenendo uno scambio continuo. Dare piacere nel rapporto sessuale sovverte il rapporto di dominazione,  il piacere dell’una assume lo stesso valore del piacere dell’altra. Questo aspetto può sembrare ovvio ed essere presente nelle coppie eterosessuali, spesso riferito come un dono o una concessione all’uomo da parte della donna,  ma nelle lesbiche diventa fondamentale nel modo di vivere il rapporto sessuale.

 Nello scambio sessuale, il desiderio è guidato dal fatto di tentare di essere all’altezza, ma non nel senso della competitività. Essere all’altezza, significa veramente essere allo stesso livello dell’altra, essere in ascolto, essere proprio là dove sta l’altra

 Florence

Francesca Fadda

 

 

 

Piccola bibliografia e letture consigliate

Barbagli M., Colombo A., (2001). Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia. Il Mulino Contemporanea

Calcagno C. (2016). Storia del clitoride. Una biografia del piacere femminile. Odoya

Chetcuti N. (2014). Dirsi lesbica. Vita di coppia, sessualità, rappresentazione di sé. Ediesse Roma

Consolo I. (2017). Il piacere femminile. Scoprire, sperimentare e vivere la sessualità. Giunti

Lupo P. (2002). Lo specchio incrinato. Storia e immagine dell’omosessualità femminile. Marsilio Editori

Masters, W., & Johnson, V. (1967). L’atto sessuale nell’uomo e nella donna. Milano, Feltrinelli

Milletti N., Passerini L. (2007). Fuori della norma. Storie lesbiche nell’Italia della prima metà del novecento. Rosenberg & Sellier

Quattrini F. (2016). Parafilie e devianza. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti

 

Sessualità in gravidanza? Un filo rosso che alimenta la conoscenza di sé

Pubblicato da http://www.ilclubdeigenitori.it

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La gravidanza e la nascita di un/a figlio/a sono eventi estremamente significativi del ciclo di vita individuale e della coppia. Un carico di aspettative, investimenti, emozioni e paure invade lo spazio vitale, attivando un processo di cambiamento e ridefinizione dei luoghi identitari e relazionali e una rinegoziazione di regole in numerose aree fisiche e simboliche. Ad essere perturbata è più di tutte la sfera della sessualità, ignorata dai servizi e ammantata di stereotipi e false convinzioni che ne impediscono una armoniosa e piena espressione in un momento estremamente importante della propria esistenza.
Se da un lato, infatti, osserviamo una crescente attenzione verso la maternità con interventi di preparazione al parto, dall’altra si riscontra una certa trascuratezza per l’intimità e la sessualità della coppia, tanto per la donna quanto per l’uomo. Secondo una ricerca del 2009 (Brtnicka) il 76% delle donne incinta esprime il bisogno di avere informazioni sulla sessualità nei consultori familiari e circa la metà dichiara di aver ricevuto informazioni insufficienti dal personale sanitario. Inoltre, mentre molte/i ginecologhe/i dichiarano di discutere di problematiche sessuali con le donne in gravidanza e nel post partum, i due terzi delle donne non ne ha alcuna memoria.
La carenza di informazione e la medicalizzazione ancora forte della gravidanza, hanno portato ad una sua desessualizzazione. L’associazione del momento della nascita al dolore allontana e nega la dimensione del piacere, mettendo in modalità di attesa l’esperienza intima della gestazione, per la coppia, per i singoli partner, per le mamme che si preparano alla creazione di una famiglia monoparentale.

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Alla fine degli anni 70 un noto programma di ricerca condotto da Masters e Johnson ha dato il via ad una grande quantità di studi in tutto il mondo sull’influenza della gravidanza sull’erotismo e in particolare sulla risposta sessuale femminile, contribuendo a sfatare falsi miti e pregiudizi sull’attività sessuale durante la gestazione.
Alcuni tra i più diffusi stereotipi sulla sessualità in gravidanza sono ancora facilmente riscontrabili, in particolare quelli per cui le donne gravide perdono interesse per il sesso e non riescono ad avere orgasmi, insieme alla convinzione per cui il rapporto sessuale praticato nei primi mesi di gravidanza può essere pericoloso per il feto o ancora che gli uomini non dimostrano interesse sessuale per le donne incinte. Vale la pena menzionare anche quelli un po’ più fantasiosi e divertenti, come la credenza che lo sperma possa arrivare fino al bambino che lo userà come nutrimento o che fare l’amore in gravidanza indurrà il nascituro ad avere un maggiore desiderio sessuale (Panzeri, Donà, & Cusinato,2006, p. 2).
La maggior parte degli studi converge nel dimostrare, in maniera più o meno accentuata, differenze tra i tre trimestri della gravidanza nella vita sessuale, valutandone la qualità in riferimento ai diversi parametri della funzione sessuale: desiderio, eccitazione orgasmo, soddisfazione e frequenza dei rapporti.
Nel primo trimestre l’erotismo e l’efficienza nell’attività sessuale risultano molto variabili, ma complessivamente si assiste ad un calo notevole del desiderio e della frequenza dei rapporti. L’erotismo, minimo o inesistente, lascia spazio alle preoccupazioni per il/la nascituro/a e al prendere confidenza con i primi cambiamenti fisici, ormonali ed emotivi. Un insieme complesso di fattori concorre nel determinare la percezione di una ridotta attrazione per il/la partner e una diminuzione dell’eccitabilità sessuale.
Le cose iniziano a cambiare all’inizio del secondo trimestre con un migliore stato di benessere, dovuto al venir meno delle nausee e dei disturbi somatici, al miglioramento dell’umore e all’elaborazione emotiva della gravidanza. Un nuovo equilibrio psicofisico sembra risvegliare l’erotismo con un aumentato interesse per l’attività sessuale, sia per il coito che per l’autoerotismo, e una maggiore facilità e frequenza nel raggiungimento della fase orgasmica, dovuta, probabilmente, anche ad un aumento della secrezione lubrificante vaginale (legata ad una maggiore congestione venosa del canale vaginale), che si presenta proprio a partire alla fine del primo trimestre e permane per tutto il resto della gravidanza.
Nel terzo trimestre si verifica nuovamente una riduzione notevole dell’attività sessuale, dovuta presumibilmente sia a fattori fisici, come l’aumento di peso e i cambiamenti nella fisiologia vaginale, e psicologici, legati soprattutto alle preoccupazioni e alle paure ispirate all’avvicinarsi del parto. Spesso sono i medici a vietare i rapporti sessuali in questa fase e per i tre mesi successivi alla gravidanza, una proibizione che genera malcontento se non supportata da una valutazione soggettiva della situazione di salute della donna e da una corretta informazione alla coppia. Sembra infatti esserci una correlazione forte tra il grado di informazione della donna da parte dal ginecologo e il suo piacere sessuale in gravidanza, questo vale anche per il partner, che se coinvolto vive con meno frustrazione la prescrizione di continenza, comprendendone le motivazioni, e vive con una maggiore partecipazione attiva il percorso della gravidanza.
Dopo la nascita la ripresa dell’attività sessuale è molto lenta, tra le spiegazioni più frequenti vi sono la stanchezza e il senso di debolezza, i dolori durante il coito, l’irritazione della vagina e il timore che i rapporti possano danneggiare il fisico. Il parto cesareo sembra influire molto meno rispetto a quello naturale con episiotomia, infatti la guarigione del perineo e i dolori che ne derivano possono rappresentare un freno reale alla ripresa dei rapporti sessuali. Sembra che l’allattamento abbia invece un ruolo acceleratore del risveglio dell’interesse sessuale, l’argomento è ancora avvolto dal pregiudizio, ma molte donne raccontano di essersi sentite stimolate dalla suzione. In generale, entro le prime sei settimane e due mesi dal parto, tutte le funzioni sessuali possono riprendere l’andamento che avevano precedentemente. La qualità della sessualità prima del concepimento ha un’influenza rilevante durante l’intera gravidanza e nella ripresa dell’intimità dopo il parto.
Nel tempo che precede e attraversa la gestazione è di grande importanza portare l’attenzione sulla comunicazione all’interno della coppia, promuovere uno scambio continuo che sviluppi una consapevolezza reciproca dei propri vissuti intimi, mantenere attivo il legame erotico anche quando, naturalmente o per sopraggiunte condizioni mediche, richieda di essere allentato. Creare uno spazio di condivisione e contatto, in cui in maniera creativa si possano sperimentare fantasie ed effusioni, permette di vivere in maniera più armoniosa e sana la relazione, allenando i muscoli emotivi al raggiungimento di un nuovo equilibrio tra intimità e genitorialità. Nutrire questo spazio permetterà un allargamento funzionale e graduale del sistema relazionale, facendo in modo che il/la figlio/a prenda posto nel suo nido senza che questo occupi la casa simbolica della coppia e lo spazio delle identità.
Come nella leggenda giapponese del filo rosso, la sessualità può diventare quel cordoncino da tenere stretto durante la gravidanza, quale simbolo di una ricerca che alimenta la conoscenza di sé, il contatto con la propria parte più profonda, la vicinanza emotiva ed intima con la persona con cui si è scelto, se lo si è scelto, di condividere uno dei passaggi evolutivi più delicati del proprio cammino. Il filo rosso legato al mignolo non è visibile, ma è molto lungo e indistruttibile, si aggroviglia e crea intrecci che possono mettere alla prova chi tiene i due capi. In un gioco di tensioni e rilasci, ogni singolo groviglio sciolto rappresenta il superamento di un ostacolo, ogni nodo districato il rafforzamento del legame.

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Bibliografia

Brtnicka H., Weiss P., Zverina J. (2009). Huan sexuality during pregnancy and the post partum period. Batisl Lek Listy, 110 (7): 427 – 31.

Carta S. (1996). Via familiare. Strutture, processi, conflitti. Milano, Giuffrè Editore

Coluccini F. (2016). La sessualità in gravidanza. Un progetto di educazione sessuale per coppie in attesa. Rivista Elementi di sessuologia

Masters, W., & Johnson, V. (1967). L’atto sessuale nell’uomo e nella donna. Milano, Feltrinelli

Panzeri, M., Donà, M.A., Cusinato, M. (2006). La sessualità della coppia nel ciclo di vita familiare. Rivista di Sessuologia, 30, 93-97.
Piu F. (2008). Gravidanza e sessualità. Tesi di specializzazione Istituto Italiano di Sessuologia Roma
Zagaria L. (2016). Dalla diade alla triade. Variazioni e ripercussioni sulla vita sessuale di coppia. Tesi di specializzazione Istituto Italiano di Sessuologia Roma