L’ho lasciato perché non avevo più spazio per me – Geografia delle relazioni

Una delle motivazioni più citate quando si decide di chiudere un rapporto sentimentale è associata alla mancanza di spazio per sé, alla sensazione di soffocare nella coppia, di aver perso di vista se stessi/e e di aver bisogno di ritrovarsi. Utilizzando la metafora della mappa geografica è possibile riflettere sulla particolare modalità con cui, quando entriamo in relazione, organizziamo gli spazi reciproci e individuali e ne definiamo i confini, incappando spesso in situazioni di stallo.

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La coppia può essere considerata il terreno più fertile per coltivare e nutrire la propria personalità, un luogo dove sono possibili lo scambio autentico, il confronto, la crescita, dove i problemi diventano opportunità evolutive che coinvolgono l’intelletto, il corpo, fisico ed emotivo, e l’interiorità.

Che si configuri come unione di fatto, civile o religiosa, la relazione assume una sua specifica geografia: definisce un suo nucleo, ne stabilisce i confini con l’esterno e contemporaneamente richiede ai suoi componenti di inoltrarsi in spazi interni, selvaggi e inesplorati, di tracciare ciascuno il proprio territorio, imparando a rispettare e non invadere quello dell’Altro o dell’Altra, per abitare insieme il Noi.  Le trame relazionali tuttavia possono assumere forme differenti e mutevoli spesso incomprensibili.

Quando nella coppia si ha la sensazione di non avere più nulla da dirsi probabilmente i confini del Noi si sono sovrapposti a quelli individuali invadendoli, oppure, al contrario, gli spazi individuali si sono talmente distanziati da abitare sempre meno il Noi fino ad arrivare a lasciarlo vuoto.

A seconda della fase di sviluppo della coppia, delle particolari dinamiche relazionali, che si creano nell’incontro e che, talvolta, ripropongono schemi e modalità apprese nella famiglia d’origine, e dei ruoli che si assumono all’interno della stessa coppia e famiglia (compiti domestici, cura di figli/figlie),  possiamo idealmente immaginare tre configurazioni geografiche della coppia: fusionale, distaccata, integrata.

La coppia fusionale

La relazione è simbiotica, si caratterizza per una sovrapposizione tra lo spazio dell’Io e quello del Tu, i confini si confondono, il noi prevale sugli spazi identitari: la coppia emerge e predomina rispetto alle personalità dei partner. C’è confusione tra i bisogni propri e quelli dell’altro/a e una forte tendenza alla dipendenza affettiva. Entrambi i componenti della coppia conoscono e sembrano condividere e far propri i sentimenti, i pensieri, le fantasie, i sogni l’uno/a dell’altra/o.

La vicinanza fisica ed emotiva è talmente forte da provocare ansia e disagio con  il rischio che il sé dell’uno/a venga incorporato nel sé dell’altro/a. Le differenze sono annullate e la conflittualità viene vista come una minaccia alla coppia.

La coppia distaccata

La coppia non risponde più ai desideri e ai bisogni di uno o di entrambi i componenti che smettono di nutrire la relazione senza riuscire a separarsi. Si investe maggiormente fuori dalla coppia, nel lavoro, nelle relazioni amicali, nello sport, in hobby apparentemente non condivisibili, o in un altro rapporto erotico sentimentale. La coppia non rappresenta più uno spazio in cui potersi rispecchiare e trovare nutrimento per la propria identità. La distanza fisica e/o emotiva può essere tale da generare rifiuto e ostilità tanto che i due partner possono percepirsi repellenti. Il rifiuto può riprodursi per mesi, anni, o una vita intera.

La coppia integrata

Lo spazio della coppia non invade i territori personali, nutre la relazione e le singole identità in maniera equilibrata e rispondente ai reali bisogni di entrambi i partner. La distanza è funzionale ad un rapporto equilibrato, i confini sono flessibili e adatti alla negoziazione degli spazi reciproci e condivisi.

psiche_beppe giacobbe

[Illustrazione\Psiche di Bebbe Giacobbe]

Questi tre modi di funzionare non sono statici ma possono essere considerati come fasi cicliche che periodicamente la coppia attraversa. In alcune coppie la relazione può ruotare a intervalli con alta frequenza, in altre può rimanere relativamente fisso per lunghi periodi. Il bloccarsi su una modalità distaccata o fusionale per tanto tempo può essere fonte di malessere, può portare ad una crisi più o meno importante del rapporto, alla sua rottura, allo sviluppo di un sintomo per tenere unita la coppia o al coinvolgimento di una terza persona nella dinamica relazionale, un figlio, una figlia, un famigliare o un amante.

Quando la mappa diventa troppo rigida, attraverso un processo di consapevolezza, si può imparare a distaccare e ridefinire gli spazi fisici ed emotivi, disegnando una nuova geografia della relazione che offra un adeguato spazio di autonomia e differenziazione ad entrambi, in cui coltivare passioni e interessi individuali, riuscendo anche a vivere spazi condivisi che coinvolgano la coppia in attività e momenti rivitalizzanti, per riscoprirsi e reinventarsi. Contemporaneamente, quindi, va definito un luogo sicuro per la relazione, capace di accogliere le differenze, le tensioni e le conflittualità che possono naturalmente sprigionarsi quando l’identità dei singoli inizia ad avere uno spazio di espressione sufficientemente differenziato.

Prima di scappare nell’illusione che si conosca ormai tutto dell’altra o dell’altro e che non si abbia più nulla da dare e ricevere, si può provare a rivedere la mappa della relazione, riprendere gli spazi personali reciproci e condividere questo processo nella coppia, scoprendo di avere ancora tanto da esplorare. Il tango argentino può essere, per esempio, una buona terapia di coppia per imparare a comprendere e gestire le dinamiche legate a spazi, distanze e confini. aldo-sessa-tango

Si dovrebbe imparare a stare abbastanza vicini per mantenere saldo il legame e abbastanza lontani per mantenere integra la propria coerenza identitaria.

Rimane pur sempre la grande possibilità di scoprire che ci si può lasciare senza rischiare di svuotare il proprio spazio.

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:

lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.

Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,

così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.

Poiché soltanto la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.

E restate uniti, benché non troppo vicini insieme:

poiché le colonne del tempio restano tra loro distanti,

e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

K. Gibran

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