Famiglie a Tre

Nell’immaginario collettivo figli unici e figlie uniche vengono dipinti e dipinte per vizi, egoismo, isolamento e disadattamento. Andando oltre gli stereotipi le loro famiglie raccontano molto di più sul nido di relazioni che si intrecciano attorno a quell’Unico, tanto amato e conteso.

  Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo

 (Leone Tolstoj)

Io bimbo non adulto

Il progressivo calo demografico che ha caratterizzato l’assetto sociale degli ultimi decenni, in Italia in particolare, ha lentamente prodotto una trasformazione della famiglia riscontrando una tendenza delle giovani coppie a scegliere di orientarsi verso un unico figlio o un’unica figlia. Un articolo pubblicato recentemente su La Repubblica riporta alcune statistiche secondo le quali oltre il 46% delle famiglie italiane è costituito da un nucleo di tre componenti.
La condizione di figlia e figlio unico è tipica di bambini e bambine che crescono senza fratelli o sorelle e che, per questo motivo, possono sviluppare specifiche dinamiche a livello di personalità e a livello familiare.
Il fatto di vivere esclusivamente con figure adulte può attivare un processo di adultizzazione che porta il figlio unico e la figlia unica ad assumere precocemente ruoli adulti, con un carico di impegni e preoccupazioni inadeguati per la fase del ciclo di vita e per il ruolo occupato all’interno della famiglia. L’attribuzione del potere genitoriale può funzionare solo in casi particolari, esclusivamente se la delega dell’autorità al figlio o alla figlia viene esplicitata e se sono condivise e dichiarate le motivazioni e i compiti che derivano da tale delega. Per esempio, se la madre o il padre hanno temporaneamente un impedimento ad esercitare alcune attività familiari può essere chiesto al figlio o alla figlia di occuparsene, compatibilmente con le risorse che ha a disposizione, in base all’età e alle capacità, in maniera chiara, circoscritta e contestualizzata. Una famiglia può incontrare invece difficoltà se la delega dell’autorità non è esplicita o se i genitori abdicano al loro ruolo lasciando che il figlio o la figlia diventino la fonte principale di guida, controllo e decisioni. In questi casi le richieste possono scontrarsi con i bisogni propri dell’età e oltrepassare le capacità di sostenerle.
Le famiglie a Tre sono particolarmente sensibili a queste dinamiche, il confrontarsi dei figli prevalentemente con figure adulte può rendere i confini tra il sistema genitoriale e quello figliale poco chiari, determinando una comunicazione e una negoziazione delle regole di vita da pari a pari, privando il figlio o la figlia del contenimento e delle sicurezza offerti dall’esercizio del potere e dell’autorevolezza genitoriale.
I figli unici adultizzati generalmente crescono con un grande senso di responsabilità, tendono a controllare che tutto sia a posto, sono timidi e rispettosi, a scuola collaborano per il rispetto delle regole, giocano con ordine e lealtà. Questo comportamento maturo e serio risulta apprezzabile ed è fonte di gratificazione, soprattutto per parenti e insegnanti, ma può trarre in inganno perchè rischia di nascondere una forte paura di sbagliare, di deludere le aspettative altrui, ma anche dipendenza, insicurezza e bassa autostima. Il senso di sicurezza viene sperimentato infatti soltanto nell’ambiente familiare, considerato come luogo protetto rispetto al mondo esterno pieno di situazioni incerte e pericoli.
Il figlio unico e la figlia unica socializzano prevalentemente attorno agli adulti, trascorrono la maggior parte del tempo con i genitori, i parenti e gli amici dei genitori, imparando ad imitarne le abilità e i modelli comportamentali. Intrattenendo più relazioni con i genitori che con il gruppo dei pari, sviluppano maggiormente relazioni in linea verticale che orizzontale. Le relazioni che il figlio unico stabilisce all’interno della sua famiglia, saranno sempre con una figura adulta: madre-bambino/a, padre-bambino/a, madre-padre-bambino/a. Il figlio unico non vive quindi l’esperienza di assistere all’interazione tra il proprio genitore e un altro bambino o un’altra bambina, che sia suo fratello o sorella, quindi non può essere osservatore e giudice di un’interazione di cui necessita per la crescita: l’osservare, ad esempio, il comportamento irrazionale di un fratello che commette uno sbaglio produce “effetti liberatori” rispetto allo schema perfezionistico assunto dagli adulti con comportamenti coerenti e logici.
Essendo il figlio unico e la figlia unici esponenti esclusivi del sottosistema figliale non possono sperimentare l’appartenenza al sistema di fratelli e sorelle, è pertanto ridotta per loro l’opportunità di imparare a collaborare, a competere, a schivar o a cedere, a esprimere l’aggressività, a vincere o a perdere un’alleanza e acquisire altre capacità di vita con i propri coetanei (Minuchin, 1976).
Murray Bowen, una delle figure più importanti della terapia familiare e relazionale, parla di sistema emozionale familiare “triangolare” che comprende la madre, il padre e il figlio o la figlia: attorno a lui o lei i genitori creano un “triangolo emozionale”. Quando nella coppia si crea una forte tensione emotiva (ansia, conflittualità) che supera una certa soglia, viene spostata sul figlio o sulla figlia rendendo la tensione più sopportabile perchè distribuita su tre anzichè su due, ma spesso il carico che si prende il figlio è troppo pesante, il suo sacrificio per la tranquillità e per l’equilibrio familiare può divenire con il tempo fonte di disagio. Per salvare la coppia conflittuale ed evitare che emerga un conflitto latente il figlio o la figlia coinvolti nel triangolo possono acquistare infatti la posizione cronica di parafulmine arrivando in alcuni casi a sviluppare segni di malessere.
Risulta quindi fondamentale tenere il figlio o la figlia sufficientemente protetti da problematiche della coppia o dell’età adulta, creare occasioni extrafamiliari in cui possano sperimentare relazioni tra pari fuori e dentro casa, facendo per esempio partecipare coetanei (parenti, amici, amiche) alla vita familiare. In questo modo il figlio unico avrà la possibilità di sviluppare la sua socialità, costruire e dare un senso a legami anche al di fuori dei rapporti familiari, sviluppare sicurezza e autonomia, strutturare in modo armonico la sua personalità e differenziare il proprio sé.

Famiglie a Tre

NotaDel genere e della famiglia
Nella grammatica psicologica italiana è estremamente radicato l’utilizzo inclusivo del maschile per indicare sia uomini che donne. Così nei trattati di psicologia dell’infanzia e della famiglia sistematicamente figlia e figlio diventano “Il figlio”, bambina e bambino diventano “Il bambino”. In questo articolo, in favore della ridondanza ma non in tutti i casi, si è cercato di sperimentare un linguaggio il più possibile inclusivo di entrambi i generi.
Con la consapevolezza del pericolo della semplificazione, invece, per i ruoli genitoriali si è scelto di utilizzare un linguaggio riconducibile alla famiglia composta dal padre e dalla madre. Si invitano i lettori e le lettrici a considerare la famiglia come unità affettiva fondata non sulla biologia o sulla legge ma sulla genitorialità, assunta con responsabilità e impegno quotidiano nella cura e nell’educazione, da coppie eterosessuali, omosessuali, monogenitoriali, ricostituite.

Bibliografia e sitografia

Bowen M., 1978, Family thepapy in clinical practice, New York, Jason Aronson, in BYRD Barbara – DE ROSA Arnold –CRAIG Stephen, The Adult Who is an Only Child: Achieving Separation or Individuation, in Psychological Reports 38(1993)73, 171.
Bowen M., 1979, Dalla famiglia all’individuo. Casa Editrice Astrolabio
Minuchin S., 1976, Famiglie e terapia della famiglia. Casa Editrice Astrolabio
Pitkeathkey J. Emerson D., 2011 The Only Child: How to Survive Being One. Souvenir Press
http://www.opsonline.it
http://www.famigliearcobaleno.org

Benvenut* sul mio blog professionale

In evidenza

Ciao a tuttu, benvenut* nel mio blog!

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Sono Francesca, uso i pronomi lei/neutri, e sono una psicologa, una psicoteraupeuta e una psicosessuologa. 

In questo spazio virtuale sono raccolti alcuni testi che ho scritto negli ultimi dieci anni della mia pratica professionale per condividere temi di cui mi occupo e rendere visibile il mio modo di approcciarmi al lavoro psicologico per come è costruito e disciplinato in Italia. 

Pur comunicando prevalentemente attraverso i miei profili social, ho molto a cuore questo archivio di approfondimenti e attività che hanno punteggiato il mio cammino con gli strumenti della psicologia e della crescita personale, orientandomi nell’accompagnare le persone che, per periodi brevi o lunghi, hanno scelto di fare un pezzo del loro viaggio con me.

IL MIO APPROCCIO

Mi posiziono come psicologa queer per situarmi come persona e come professionista rispetto al contesto in cui vivo e lavoro al servizio del benessere della comunità LGBT+ in modo non normativo e non patologizzante, essendo cosciente di come le dinamiche di potere e in particolare di oppressione e vittimizzazione delle soggettività minorizzate abbiano un ruolo centrale nella pratica clinica. 

Abito gli spazi in cui sono chiamata a muovermi come psicologa con il costante bisogno di mettermi in discussione, decostruire e risignificare le teorie, i modelli e le pratiche dell’essere e fare psicologico, declinando in modo critico gli apprendimenti che ho maturato con gli studi istituzionali, gli aggiornamenti continui, l’autoformazione in studi di genere e queer e la crescita personale a orientamento energetico e corporeo.

LA MIA FORMAZIONE

Mi sono laureata in psicologia all’Università di Cagliari, ho proseguito la specializzazione post lauream scegliendo una scuola di psicoterapia a orientamento sistemico-relazionale nelle Marche. Parallelamente ho coltivato il mio impegno sociale con diverse associazioni attraversando in modi e per tempi diversi l’attivismo nella salute mentale, nell’antispecismo, nell’economia solidale, nella sensibilizzazione sull’alopecia areata e sulle questioni di genere e i diritti LGBTIAQP+.

Successivamente ho studiato psicosessuologia e ho iniziato ad approfondire i processi di soggettivazione delle identità trans e non binarie, unendo gli studi culturali alla clinica con un approccio queer e intersezionale. Da due anni mi sto formando sul trattamento del trauma con un orientamento corporeo integrato che sto progressivamente portando nel mio spazio di lavoro.

Il mio cammino di crescita è stato costantemente accompagnato da psicoterapie tradizionali di diversi orientamenti e dall’incontro illuminato con Benedetta Veroni e la Sintesi Personale, con cui ho fatto un lungo percorso individuale e di gruppo col quale ho potuto conoscere ed esplorare la dimensione energetica dell’esistenza, potendola progressivamente integrare alla mia visione dell’essere umano nelle sue tre dimensioni: psicologica, politica e spirituale.

LA MIA PRATICA

Attualmente svolgo attività clinica come libera professionista rivolgendomi principalmente a persone adulte e adolescenti, coppie e famiglie monogame e non monogame, con orientamenti bi e pansessuale, monosessuale e asessuale. 

Accompagno persone trans e non binarie nel percorso di esplorazione e costruzione della propria identità di genere promuovendone l’autodeterminazione. Collaboro con la cooperativa Sicomoro facilitando gruppi di giovani migranti e con interventi di formazione su sessualità e genere.

Offro supervisione e formazione professionale nell’ambito della consulenza e del lavoro clinico – sociale con le persone trans e non binarie.

Ricevo in presenza e on line. Il mio studio si trova a Cagliari in via Volturno, 23 nel cuore del quartiere brulicante Sant’Avendrace.

I MIEI CORSI ONLINE

Su psicosoma è disponibile il mio corso GENERE, SESSO, RELAZIONI: APPROCCIO AFFERMATIVO ALLA SALUTE DELLE PERSONE LGBTQIAP+ per figure psicologiche e sociosanitarie, acquistabile A QUESTO LINK

Su psicologia.io sono disponibili i corsi di PSICOLOGIA QUEER ed è possibile prenotarsi al workshop “Childism. Decostruire i pregiudizi verso l’infanzia trans* nella pratica clinica” che si terrà il 14 giugno 2024, cliccando qui.

I MIEI CONTATTI

email: fadda.francesca@gmail.com
cell.: 3472114917 (rispondo su whatsapp)IG: francescafadda.psicologa

Formazione in Sintesi Personale a Pescara

Nel mese di febbraio verranno attivati per la prima volta in Abruzzo i corsi di SINTESI PERSONALE, un approccio alla relazione d’aiuto innovativo e integrato, ideato e fondato da Benedetta Veroni.

Di seguito date e informazioni sugli incontri.

SP pietre inpilate

Workshop Esperienziale SINTESI PERSONALE
Domenica 9 febbraio – h. 14:30-19:30
Centro Studi BenEssere Pescara – via Fonte Romana, 74

La SINTESI PERSONALE è un approccio all’attività dell’aiuto relazionale che si basa sulla considerazione che la Persona è l’insieme di corpo, psiche ed energia. Il nome SINTESI PERSONALE si riferisce alla sintesi dell’approccio, ovvero un approccio equilibrato focalizzato contemporaneamente sui tre aspetti esistenziali dell’essere umano. La persona è intesa come la somma inter-funzionale dei tre aspetti esistenziali. Il termine Sintesi sta a significare la somma delle parti che prese singolarmente non sarebbero in grado di produrre l’effetto o raggiungere l’obiettivo desiderato. Un intervento di aiuto relazionale si fonda sull’analisi delle relazioni interne, verso il Sé ed esterne, verso gli altri. Ogni tipo di relazione coinvolge sempre entrambi gli aspetti: interiore ed esteriore. L’aiuto dell’operatore essendo rivolto alla persona, viene orientato contemporaneamente sui tre aspetti inter-funzionali e viene bilanciato a seconda della situazione che si presenta.
Le tecniche energetiche utilizzate provengono dagli insegnamenti della Barbara Brennan School of Healing. Il lavoro mente/corpo proviene dagli studi della Core Energetica di John Pierrakos. Le due correnti si fondono nella SINTESI PERSONALE in un approccio a 360 gradi, che offre gli strumenti per operare nelle tre sfere esistenziali ed é quindi in grado di offrire un supporto molto efficace e meno limitante.

L’workshop fornisce una introduzione alla SINTESI PERSONALE con una modalità che alterna momenti teorici di approfondimento sull’approccio ad attività esperienziali. Il coinvolgimento attivo dei partecipanti tramite esercizi guidati permette di comprendere come gli strumenti della Sintesi Personale possano essere efficacemente utilizzati per costruire relazioni empatiche.

Argomenti che verranno affrontati durante il corso:

  • La Realtà personale
  • I campi energetici e i chakra
  • Il Sé Inferiore
  • Anatomia del blocco e immagini
  • l’Io & Co.
  • Dinamiche interpersonali ed energetiche
  • Sessualità e energia creativa
  • La relazione col cliente

L’attività è propedeutica al corso di SINTESI PERSONALE che verrà attivato in due formule a partire dal mese di marzo 2014:

Corso ECM accreditato presso il Ministero della Salute
Corso di Formazione

Destinatari
I corsi sono rivolti a professionisti che svolgono opera di recupero del benessere individuale (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, medici, osteopati, fisioterapisti, infermieri, pranoterapeuti, massaggiatori, insegnanti…) che intendono acquisire nuove conoscenze sulla natura dell’individuo e sul significato del disagio sia fisico che psicologico.
Al termine del workshop verranno fornite tutte le informazioni e le date sui corsi e sarà riservata solo ai partecipanti l’opportunità di iscriversi direttamente al corso con uno sconto del 20%.

Conduttrice
Il corso è tenuto da Benedetta Veroni, ideatrice e fondatrice della SINTESI PERSONALE © – ww.sintesipersonale.it.
Attraverso la verbalizzazione, i movimenti del corpo, l’energia sui campi aurici e sui chakra, si puó prendere coscienza dei blocchi, capirne il messaggio e attivare il potere interiore di autoguarigione.
Principali percorsi formativi:
Barbara Brennan School of Healing (Miami, FL)
Barbara Brennan Advanced Program and Teacher Training (Miami – FL/ Bad Neuhenar-Germania) http://www.barbarabrennan.com
Cranio Sacral Therapy Upledger Institute (Palm Beach, FL) http://www.upledger.com
Massotherapy Core Institute (Tallahassee, FL) http://www.coreinstitute.com

Iscrizioni Workshop:
La partecipazione prevede un contributo di 8 euro a persona. E’ necessaria la prenotazione entro il 6 febbraio contattando il Centro Studi BenEssere – centrostudibenessere@virgilio.it. – Tel. 085.414004 cell. 329.0933069

Segreteria Organizzativa Corsi
Francesca Fadda
Email: sintesipersonale.abruzzo@gmail.it
Cell: 347 2114917

Alopecia Areata – aspetti psicologici e possibili livelli di intervento

L’Alopecia Areata è una patologia attualmente poco conosciuta che si manifesta in diverse forme e con decorso imprevedibile con la perdita dei capelli e dei peli. La sua origine genetica è stata ben chiarita e identificata, così come la componente autoimmune che la caratterizza, tuttavia non è stata ancora trovata una cura definitiva ne un approccio terapeutico e di sostegno adeguato; la patologia viene, inoltre, mantenuta e resa ancora più grave dalla reazione della persona e dell’ambiente circostante (la famiglia, gli amici, i servizi di medicina, il contesto sociale più ampio).

Risulta necessario costruire un modello di comprensione e di intervento sistemico e multidisciplinare che consenta di passare da un’ottica esclusivamente biomedica ad un approccio che consideri le numerose implicazioni e interconnessioni che l’alopecia presenta sul piano personale – in particolare psicologico ed emozionale – sociale e culturale.

La sottovalutazione da parte dei servizi di medicina dei fattori psicologici costituisce spesso una grave mancanza dell’organizzazione attuale della sanità, la cui cultura non tiene conto della complessità dell’interazione mente-corpo, aggravata dal contributo non disinteressato e talvolta esclusivo dell’industria farmaceutica e dai tentativi non sempre dichiarati di sperimentazione per la ricerca di una cura adeguata.

L’impatto psicologico dell’alopecia è il più delle volte traumatico, la perdita dei capelli fa irruzione nella vita della persona più o meno improvvisamente, generando una rottura dolorosa che apre uno scenario di vissuti fino a quel momento inesplorati: il cambiamento del volto e della propria immagine, la trasformazione del rapporto con il proprio corpo e delle relazioni interpersonali, da quelle più intime a quelle sociali e lavorative, producono una sospensione del ritmo di vita che confonde i contorni in termini di significato e sicurezze, modificandone la continuità e la prospettiva temporale e relazionale.

La perdita di una parte del corpo e/o di una sua funzione produce una modificazione dell’immagine di sé e dello schema corporeo, una ferita profonda che provoca un vissuto di angoscia e dolore, assimilabile all’esperienza del lutto. Lo sconforto psicologico è aggravato dalla mancanza di risposte certe, dal non sapere se e quando i capelli ricresceranno, producendo un abbassamento nel livello di autostima, nel senso di autoefficacia e di fiducia, risorse fondamentali per affrontare un percorso di accettazione e di necessaria trasformazione della propria vita.

Nelle prime fasi della scoperta della malattia la ricerca di una cura adeguata orientata alla ricrescita dei capelli (a ripristinare uno stato fisico e psichico interrotto), porta di fronte alla drammatica rivelazione che non esistono trattamenti adeguati in questa direzione. Se l’aspettativa rimane quella di trovare una terapia per la ricrescita dei capelli e se il medico non è sufficientemente chiaro nel comunicare quali sono le reali possibilità di guarigione e disponibile ad accogliere il disagio che ne deriva, si impedisce la costruzione di una relazione di fiducia medico-paziente in grado di sostenere la persona nel fronteggiare la malattia e i suoi risvolti nella vita della persona.

La non presa in carico genera processi di delega e di invio verso altri settori della medicina cadendo nella diffusa tendenza a ricondurre ogni disturbo del quale non si conoscono le cause allo stress. Adottando un approccio che fa riferimento alla psicologia sociale della salute possiamo affermare come l’alopecia non debba essere considerata una conseguenza dello stress ma, piuttosto, un agente stressante importante che richiede una analisi congiunta degli aspetti oggettivi, delle dimensioni soggettive e delle transazioni mentali e comportamentali fra la persona e l’ambiente provocate dalla malattia.

Lo stress è una risposta normale e indispensabile dell’organismo di fronte alle sollecitudini ambientali, non può pertanto essere considerato all’origine dell’alopecia secondo uno schema lineare di causa ed effetto, ma va inserito in un sistema complesso e circolare di analisi dove, tutt’al più, si può configurare come un catalizzatore o facilitatore dell’esordio e dell’evoluzione della malattia stessa.

Alla luce di queste brevi riflessioni emerge la necessità di sviluppare un approccio che permetta di intervenire almeno su tre livelli:
1. Supporto psicologico alle persone che soffrono di alopecia
2. Formazione professionale destinata al personale sanitario
3. Sensibilizzazione della comunità

E’ di primaria importanza costruire percorsi orientati al benessere della persona che non siano centrati esclusivamente sul sintomo – “la perdita dei capelli” – ma che permettano di elaborare il significato che tale perdita assume nella vita della persona, dal suo vissuto interiore alle relazioni interpersonali e al contesto sociale più ampio.
Risulta inoltre necessario intervenire attraverso la formazione professionale del personale sanitario per favorire un’adeguata cultura psicologica che nella salute e nella malattia permetta di cogliere l’importanza e il ruolo dei fattori psichici, sociali e biologici e al tempo stesso i loro livelli di interazione nei diversi contesti di vita.

Dott.ssa Francesca Fadda – Psicologa

Bibliografia e sitografia
Bianco Marta. A testa scalza. La capigliatura tra presenze e assenze. C.G. Edizioni Medico Scientifiche, 2011
Cancrini L. Il vaso di pandora. Carocci, 2012
Fischer Gustave-Nicolas. Trattato di psicologia della salute. Borla, 2002
Rutelli Pietro. Qualità e sanità: un dialogo per l’umanizzazione. Franco Angeli, 2007
Acclaimed Geneticist Finds Basis of Alopecia Areata – June 30, 2010, Nature Journal
http://www.sosalopeciaareata.org

 

 

LABORATORIO-CONTACT: conosci la tua Maschera

Edizione speciale del laboratorio “Conosci la tua Maschera” domenica 16 febbraio a Cagliari in collaborazione con il danzatore Alessio Barbarossa.

Locandina_MascheraCagliari

Quante volte ci capita di voler dare agli altri un impressione diversa da ciò che proviamo o sentiamo di essere? Basta un commento critico sul nostro lavoro o su un vestito che indossiamo, un’opinione contraria alla nostra, una battuta ambigua o un sorriso male interpretato, per far scattare le difese: la mente si chiude, le emozioni si bloccano e una maschera possente copre il nostro volto per nascondere il nostro stato d’animo.
Questa maschera ci ha salvati e protetti per tutta la vita, ci ha permesso di presentarci al mondo portando in scena un’identità e un ruolo che illusoriamente presumiamo la società si aspetti da noi.
Il processo di costruzione della maschera è lungo e laborioso, è caratterizzato dalla ripetizione di schemi relazionali sperimentati in famiglia e nei contesti significativi, che con il tempo si sono cristallizzati diventando automatismi che privano le relazioni di autenticità, limitando lo sviluppo delle piene potenzialità adulte, dai rapporti intimi a quelli sociali e lavorativi.

Lo scopo del laboratorio è quello di creare uno spazio di esplorazione e condivisione sulle maschere, riconoscere quando entrano in azione, comprenderne la funzione e sviluppare modalità proprie per fronteggiarle, per scegliere responsabilmente se e quando utilizzarle, mantenendo contemporaneamente un contatto autentico con le proprie emozioni e con gli altri.

Metodologia
Esperienziale, corporea, creativo-espressiva accompagnata da momenti di riflessione teorica e di condivisione con il gruppo. Attraverso la pratica della contact improvisation verranno effettuati una sequenza di esercizi utili per sensibilizzare l’ascolto e affidarsi al contatto globale (corporeo, auditivo, percettivo/energetico, affettivo) e a ciò che c’è intorno (il terreno, lo spazio, la forza di gravità). Strumenti utili per esplorare con maggiore libertà il “dare” e il “ricevere” .

Destinatari
Il laboratorio è rivolto a persone adulte che vogliano dedicarsi del tempo per riflettere sulle proprie maschere e comprendere il significato e la funzione che assumono nella vita quotidiana.
Numero massimo di partecipanti 15/16.

Durata
Un incontro della durata di 3 ore.

Attrezzature richieste
Una maschera di qualsiasi tipo, una coperta, un paio di calze calde, abbigliamento comodo e leggero

Conduttori
Francesca Fadda, psicologa, psicoterapeuta sistemico relazionale in formazione, da circa cinque anni porta avanti un percorso di studio e di crescita personale seguendo l’approccio della Sintesi Personale, un orientamento verso la relazione d’aiuto che unisce gli insegnamenti della Barbara Brennan School of Healing con gli studi della Core Energetica; svolge la libera professione presso il centro di psicologia clinica e psicoterapia a Pescara e lavora a progetti artistici di sensibilizzazione sociale per conto dell’associazione culturale Art Meeting di cui è responsabile.

Alessio Barbarossa, danzatore freelance e direttore artistico della “Compagnia Barbarossa Danza” . Dal 1988 a oggi studia differenti stili di danza e pratiche teatrali frequentando percorsi formativi, lezioni e seminari in Italia, Spagna, Inghilterra e America. Dal 2001 a oggi sono diverse le esperienze professionali che lo vedono impegnato come danzatore in teatro, video musicali e tv. Negli ultimi 8 anni approfondisce lo studio della danza contemporanea e collabora con coreografi e artisti in diverse performance di danza e teatro. Nel 2008 fonda a Cagliari la compagnia giovanile “IN and OUT BALLET” che nel 2012 prenderà il nome di “Compagnia Barbarossa Danza”, allestendo le sue prime produzioni di danza contemporanea. Nel 2012 collabora con la compagnia ”Yorke Dance Project” di Londra come docente e coreografo. Dal 2009 tiene lezioni e stage in diversi centri di danza, tra i più importanti il “The Place – Contemporary Dancing School di Londra”, “Opus Ballet di Firenze”, “Centro Danza Chianti di San Casciano”, “Kaos Professione Danza di Firenze”, “Ateneo della Danza di Siena”. Inoltre dal 2009 a oggi crea, promuove e diffonde in Sardegna eventi di arte, danza e cultura affiancandosi a professionisti di chiara esperienza internazionale.

Il laboratorio si svolgerà domenica 16 febbraio dalle h. 17 alle h. 20
Presso l’Accademia Starlight Danza – Viale Marconi ingresso Quartu S. Elena (CA) KM 6,500

Contributo di partecipazione: 15 euro

Per partecipare è necessario iscriversi entro il 12 febbraio via email scrivendo a fadda.francesca@gmail.com
(indicare nome, cognome, recapito telefonico)

Per informazioni:
Cell: 3472114917