Perché ho deciso di iniziare un percorso psicologico?

 

Alcune persone hanno risposto così:

– in questo periodo gli accadimenti della mia vita mi hanno messo/a davanti ad un cambiamento importante che non riesco ad affrontare da sola

– mi sento spesso triste, arrabbiato/a, in tensione per tutto

– tutti si affidano a me per risolvere i loro problemi e io non ho uno spazio tutto mio

– non voglio ripetere dei comportamenti che in passato mi hanno fatto soffrire e sento di dover cambiare io qualcosa

– ho bisogno di conoscermi meglio e prendere maggiore consapevolezza di me

– mi sento bloccata/o in una relazione sentimentale da cui non riesco ad uscire

– è arrivato il momento di prendermi cura di me

– sono in difficoltà nella gestione del rapporto con i miei figli 

 

Spesso chiedere aiuto ricorrendo al sostegno di un/una professionista viene vissuto come un fallimento e con un  grande senso di frustrazione. Si ha paura di affidarsi, di dare in mano la propria vita ad altri, di perdere il controllo, di scoprire chissà quale scheletro nascosto. Soprattutto per chi ha sempre fatto tutto da solo/a ammettere di avere bisogno di un supporto è un atto estremamente difficile. Proprio queste persone, una volta iniziato a lavorare su di sé e sulle proprie resistenze iniziali, testimoniano che un percorso di psicoterapia può offrire un’occasione per uscire da un circolo vizioso e cambiare la propria vita migliorandone la qualità.

La paura del cambiamento è l’ostacolo più grande. Eppure il cambiamento è connaturato alla realtà, è un fenomeno quotidiano: la gente riesce a trovare soluzioni nuove, la natura trova sempre nuovi adattamenti, tutti i processi di scoperta e di creazione, dalla scienza all’arte, consistono nell’uscire da una struttura vecchia per entrare in una nuova, tutta la vita è un’alternanza di persistenza e cambiamento (Watzlawick, Change, 1974). Il cambiamento è funzionale alla crescita e all’evoluzione, non solo per sé e su di sé ma anche nel e per il sistema di relazioni in cui ci si muove o più spesso si rimane incagliati.

Promuovere il proprio cambiamento è un atto di responsabilità e rispetto per sé, scegliere di farlo con un/a professionista è una possibilità che  permette di intraprendere un cammino insieme, sperimentare, attraverso la relazione, consapevolezza e nuovi punti di vista, ridipingere il paesaggio della propria storia e costruire giorno dopo giorno il sentiero su cui camminare.

Perché ho deciso di iniziare un percorso psicologico? Perché il mio zainetto era diventato talmente pesante che la sola condivisione con qualcuno esterno alla mia vita lo alleggeriva. Perché avevo bisogno di salvarmi, di riprendere la mia vita, di non esser più triangolata ma soprattutto perché avevo bisogno di rinascere.

Anonima

 

Dal Gender agli studi di genere: facciamo chiarezza!

12074498_10207872371957834_6477000294093281956_nDomenica 22 novembre h. 18:00

Circolo Culturale Chaikhana

Via De Amicis 13 – Roseto degli Abruzzi

Un incontro informativo e informale aperto a chiunque senta il bisogno di fare chiarezza rispetto alla cosiddetta ideologia gender. Una bomba mediatica esplosa nell’ultimo anno con una incalzante spinta allarmistica che ha coinvolto intere famiglie nella ricezione di messaggi whatsapp, lettere, volantini e diffuso credenze che vorrebbero far spacciare gli interventi nelle scuole di educazione alle differenze e al rispetto come corsi per eliminare le differenze tra maschi e femmine, praticare atti masturbatori e insegnare ai bambini a truccarsi e vestirsi nei panni del genere opposto a quello di appartenenza.

L’AIP – Associazione italiana di Psicologia – insieme ad alcuni ordini regionali degli Psicologi (Marche, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna ad esempio) hanno preso una posizione netta rispetto all’insussistenza di una teoria di gender, dichiarando attraverso comunicati stampa ed eventi locali la non scientificità di tali fantasmi ideologici.

Durante l’incontro si cercherà di ricostruire gli avvenimenti che hanno portato alla creazione di un grande e pericoloso malinteso per far luce su cosa si intenda per studi di genere e su quali sono gli obiettivi didattici perseguiti dai percorsi proposti nelle scuole in tema di educazione alle differenze, contro la violenza di genere e di prevenzione del bullismo.

L’evento è curato dallo psicologo Davide Silvestri e dalla psicologa Francesca Fadda, referenti dell’associazione di promozione sociale La Formica Viola, creata per diffondere la cultura dell’accoglienza, del rispetto e dell’autodeterminazione di genere, e impegnata in progetti di educazione alle differenze.

L’iniziativa è promossa dall’associazione La Formica Viola in collaborazione con il Circolo Culturale Chaikhana.

A seguire Aperitivo Vegano.

La partecipazione all’evento è gratuita, è gradita conferma entro due giorni dall’evento.

Circolo Culturale Chaikhana

3930344170

c.c.chaikhana@gmail.com

L’ho lasciato perché non avevo più spazio per me – Geografia delle relazioni

Una delle motivazioni più citate quando si decide di chiudere un rapporto sentimentale è associata alla mancanza di spazio per sé, alla sensazione di soffocare nella coppia, di aver perso di vista se stessi/e e di aver bisogno di ritrovarsi. Utilizzando la metafora della mappa geografica è possibile riflettere sulla particolare modalità con cui, quando entriamo in relazione, organizziamo gli spazi reciproci e individuali e ne definiamo i confini, incappando spesso in situazioni di stallo.

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La coppia può essere considerata il terreno più fertile per coltivare e nutrire la propria personalità, un luogo dove sono possibili lo scambio autentico, il confronto, la crescita, dove i problemi diventano opportunità evolutive che coinvolgono l’intelletto, il corpo, fisico ed emotivo, e l’interiorità.

Che si configuri come unione di fatto, civile o religiosa, la relazione assume una sua specifica geografia: definisce un suo nucleo, ne stabilisce i confini con l’esterno e contemporaneamente richiede ai suoi componenti di inoltrarsi in spazi interni, selvaggi e inesplorati, di tracciare ciascuno il proprio territorio, imparando a rispettare e non invadere quello dell’Altro o dell’Altra, per abitare insieme il Noi.  Le trame relazionali tuttavia possono assumere forme differenti e mutevoli spesso incomprensibili.

Quando nella coppia si ha la sensazione di non avere più nulla da dirsi probabilmente i confini del Noi si sono sovrapposti a quelli individuali invadendoli, oppure, al contrario, gli spazi individuali si sono talmente distanziati da abitare sempre meno il Noi fino ad arrivare a lasciarlo vuoto.

A seconda della fase di sviluppo della coppia, delle particolari dinamiche relazionali, che si creano nell’incontro e che, talvolta, ripropongono schemi e modalità apprese nella famiglia d’origine, e dei ruoli che si assumono all’interno della stessa coppia e famiglia (compiti domestici, cura di figli/figlie),  possiamo idealmente immaginare tre configurazioni geografiche della coppia: fusionale, distaccata, integrata.

La coppia fusionale

La relazione è simbiotica, si caratterizza per una sovrapposizione tra lo spazio dell’Io e quello del Tu, i confini si confondono, il noi prevale sugli spazi identitari: la coppia emerge e predomina rispetto alle personalità dei partner. C’è confusione tra i bisogni propri e quelli dell’altro/a e una forte tendenza alla dipendenza affettiva. Entrambi i componenti della coppia conoscono e sembrano condividere e far propri i sentimenti, i pensieri, le fantasie, i sogni l’uno/a dell’altra/o.

La vicinanza fisica ed emotiva è talmente forte da provocare ansia e disagio con  il rischio che il sé dell’uno/a venga incorporato nel sé dell’altro/a. Le differenze sono annullate e la conflittualità viene vista come una minaccia alla coppia.

La coppia distaccata

La coppia non risponde più ai desideri e ai bisogni di uno o di entrambi i componenti che smettono di nutrire la relazione senza riuscire a separarsi. Si investe maggiormente fuori dalla coppia, nel lavoro, nelle relazioni amicali, nello sport, in hobby apparentemente non condivisibili, o in un altro rapporto erotico sentimentale. La coppia non rappresenta più uno spazio in cui potersi rispecchiare e trovare nutrimento per la propria identità. La distanza fisica e/o emotiva può essere tale da generare rifiuto e ostilità tanto che i due partner possono percepirsi repellenti. Il rifiuto può riprodursi per mesi, anni, o una vita intera.

La coppia integrata

Lo spazio della coppia non invade i territori personali, nutre la relazione e le singole identità in maniera equilibrata e rispondente ai reali bisogni di entrambi i partner. La distanza è funzionale ad un rapporto equilibrato, i confini sono flessibili e adatti alla negoziazione degli spazi reciproci e condivisi.

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[Illustrazione\Psiche di Bebbe Giacobbe]

Questi tre modi di funzionare non sono statici ma possono essere considerati come fasi cicliche che periodicamente la coppia attraversa. In alcune coppie la relazione può ruotare a intervalli con alta frequenza, in altre può rimanere relativamente fisso per lunghi periodi. Il bloccarsi su una modalità distaccata o fusionale per tanto tempo può essere fonte di malessere, può portare ad una crisi più o meno importante del rapporto, alla sua rottura, allo sviluppo di un sintomo per tenere unita la coppia o al coinvolgimento di una terza persona nella dinamica relazionale, un figlio, una figlia, un famigliare o un amante.

Quando la mappa diventa troppo rigida, attraverso un processo di consapevolezza, si può imparare a distaccare e ridefinire gli spazi fisici ed emotivi, disegnando una nuova geografia della relazione che offra un adeguato spazio di autonomia e differenziazione ad entrambi, in cui coltivare passioni e interessi individuali, riuscendo anche a vivere spazi condivisi che coinvolgano la coppia in attività e momenti rivitalizzanti, per riscoprirsi e reinventarsi. Contemporaneamente, quindi, va definito un luogo sicuro per la relazione, capace di accogliere le differenze, le tensioni e le conflittualità che possono naturalmente sprigionarsi quando l’identità dei singoli inizia ad avere uno spazio di espressione sufficientemente differenziato.

Prima di scappare nell’illusione che si conosca ormai tutto dell’altra o dell’altro e che non si abbia più nulla da dare e ricevere, si può provare a rivedere la mappa della relazione, riprendere gli spazi personali reciproci e condividere questo processo nella coppia, scoprendo di avere ancora tanto da esplorare. Il tango argentino può essere, per esempio, una buona terapia di coppia per imparare a comprendere e gestire le dinamiche legate a spazi, distanze e confini. aldo-sessa-tango

Si dovrebbe imparare a stare abbastanza vicini per mantenere saldo il legame e abbastanza lontani per mantenere integra la propria coerenza identitaria.

Rimane pur sempre la grande possibilità di scoprire che ci si può lasciare senza rischiare di svuotare il proprio spazio.

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:

lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.

Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,

così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.

Poiché soltanto la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.

E restate uniti, benché non troppo vicini insieme:

poiché le colonne del tempio restano tra loro distanti,

e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

K. Gibran

Vivere sulle montagne russe

Le montagne russe descrivono il movimento ondulatorio e ciclico dei nostri stati interiori e relazionali. Attraversiamo fisiologicamente fasi di espansione, contrazione e stasi ma il più delle volte ci sottraiamo al loro alternarsi. Governiamo il movimento ciclico, lo neghiamo, forzandoci di stare in uno stato perenne di espansione, arrampicandoci nei picchi più alti della montagna russa con tutte le nostre forze, anche quando la nostra energia va in senso completamente contrario. Opponiamo resistenza alla forza motrice che ci spinge verso la stasi perché viviamo in un tempo in cui fermarsi non è concesso, è improduttivo, non funzionale al ritmo che detta la vita lavorativa, sociale, relazionale. La mente individuale, come quella collettiva, ci spingono all’iperattività, al mito del fare, pensare, spiegare controllare incessantemente ogni cosa ci accada.

Non permettere l’autunno alla nostra esistenza è come impedire alle foglie rosse, gialle e brunastre degli alberi di cadere e creare un manto nel bosco, è costringere gli alberi al verde perenne.

Eppure ogni aspetto della nostra vita è regolato dalla ciclicità. In ogni secondo della nostra giornata il respiro ci ricorda che abbiamo bisogno di contrarre la muscolatura per prendere il respiro, trattenere l’aria ed espanderci portandola fuori. Raramente ci soffermiamo sul vuoto che segue, quel momento di silenzio e inattività che occorre per contemplare l’espansione, goderne e prepararsi per un nuovo respiro.

Se il respiro non è sufficiente a comprendere la dinamica cicilica del nostro vivere quotidiano, il rapporto sessuale ci offre una descrizione ancor più maneggevole. L’unione di due corpi nell’incontro sessuale è scandita da un tempo di ascesa, caratterizzato da concentrazione muscolare, trattenimento, stretta, movimento quasi convulsivo che raggiunge un picco per poi cedere ad un moto più lento, all’abbandono, al rilassamento muscolare. In un attimo si arriva al vuoto, quell’interstizio silenzioso che il cinema riempie con una sigaretta, una doccia veloce, una fuga automatica.

Riprendere consapevolezza della nostra cicilicità e farci guidare dai suoi naturali movimenti richiede di portare l’attenzione sul corpo, di osservare gli stati emotivi che ci segnalano  a quale velocità possiamo andare. Stare con i nostri cicli è un dono che possiamo fare al nostro benessere interiore e relazionale, è uno strumento potente che possediamo per canalizzare in maniera funzionale la nostra energia durante la contrazione, guidare armoniosamente l’espansione e riscoprire la pienezza nel vuoto.

Possiamo riempirci di entusiasmo e paura quando saliamo sulle montagne russe, espanderci con un urlo liberatorio quando scendiamo, sentire il tremolio alle gambe dopo la discesa e ricaricarci per un nuovo ciclo.

Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell’evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano da gl’alberi e faticosamente risalivano m’insegnarono la determinazione. Dal loro solletico, quando mi passeggiavano sul braccio, imparai come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva.
Clarissa Pinkola Estés

Dal gender all’educazione alle differenze – 18 ottobre * SpazioPiù Pescara

Immagine_genderIn occasione dell’evento SPAZIOPIU’ FAMILY l’associazione La Formica Viola propone un incontro in-formativo per genitori sul tema “dal gender all’educazione alle differenze”.
Sarà un momento di riflessione condivisa sull’importanza di promuovere nelle scuole una cultura del rispetto e dell’accoglienza delle differenze, ma anche un’occasione per fare chiarezza sul fenomeno mediatico creato attorno alle tematiche di genere nelle scuole, che, in particolare nell’ultimo anno, ha generato un certo allarmismo nella comunità scolastica e nelle famiglie.
L’incontro è condotto da Francesca Fadda – psicologa, psicoterapeuta – e da Davide Silvestri – psicologo, referenti dell’associazione La Formica Viola.

L’appuntamento è per domenica 18 ottobre dalle ore 10:00 alle ore 11:00 presso il Centro culturale Spazio Più, in via del Santuario 156 a Pescara.
L’attività si svolgerà in contemporanea alla sessione di GIOCA YOGA – Yoga per Bambin* condotta da Alessandro Magnasco, Istruttore Oki Do Yoga.

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